4.4.9 Riproduzione vegetativa

MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE B 101 do gli stigmi in qualche maniera, per esempio con polline di specie diversa. Si ottiene una partenogenesi diploide quando lo zigote deriva da un uovo non fecondato, ma diploide, come a causa di alterazioni del processo meiotico, per cui non si ha riduzione. Alcune volte si può avere formazione di un embrione diploide da cellule non specificatamente predestinate a ciò. Talvolta, come in Citrus, si formano, oltre a embrioni normali, embrioni avventizi, di costituzione identica a quella materna: se la pianta è di pregio, si capisce come questa proprietà permetta facilmente di mantenere inalterate le caratteristiche con una selezione appropriata dei germinelli. In alcune specie in cui esiste una certa predisposizione genetica alla apomissia (es. sorgo, miglio perla) si cerca di esaltare questo comportamento, attraverso la selezione, per giungere a costituire ibridi che si riproducono indefinitamente senza bisogno di ripetere l incrocio. Come situazioni particolari di formazione del frutto si possono infine ricordare: a. ginogenesi: il gamete maschile entra nell oosfera, ma si dissolve per cui ne viene un embrione d origine soltanto materna; b. androgenesi: caso inverso rispetto al precedente, ma più raro: entra il gamete maschile, si disintegra quello femminile; l embrione possiede corredo aploide di origine paterna; c. partenocarpia: lo sviluppo del frutto avviene senza fecondazione oppure soltanto con lo stimolo. 4.4.9 Riproduzione vegetativa. La riproduzione asessuale, o agamica, è detta vegetativa quando avviene mediante porzioni di tessuti capaci di riprodurre l individuo con tutte le sue caratteristiche genetiche: gli organismi derivati, se trovano condizioni favorevoli, sono capaci di vivere e svilupparsi per conto proprio, staccati dalla pianta madre, ma identici a essa. il caso della moltiplicazione per talea, comunemente praticata per le piante legnose e per alcune erbacee, e della moltiplicazione per ovoli, polloni, propaggine, margotta, anch essa tipica di alcune piante legnose, nonché della moltiplicazione per gemme alla quale è riferibile l operazione dell innesto. In vari casi la parte vegetale che si stacca per produrre un nuovo individuo ha già acquisito caratteri di vero e proprio organo di propagazione. Tali organi, sempre derivati da una gemma o germoglio originario, hanno subito modificazioni più o meno profonde che li rendono atti alla funzione moltiplicativa: è il caso di bulbilli, rizomi, bulbi, tuberi e stoloni. 4.4.10 Particolarità della riproduzione delle gimnosperme. Gli organi riproduttori di tali piante sono i micro- e i macrosporangi che producono rispettivamente micro- e megaspore, per esempio nei ben noti stroboli delle Conifere. La differenza essenziale tra Gimnosperme e Angiosperme sta nel fatto che i macrosporangi delle prime sono scoperti, mentre nei secondi essi (cioè gli ovuli, come più comunemente si chiamano) sono sempre contenuti nella cavità dell ovario. Ne consegue che nelle Gimnosperme non c è un vero pericarpo, con formazione di un frutto paragonabile a quello delle Angiosperme. L etimologia stessa di gimno- e angiosperme si riferisce proprio alla protezione o meno del seme da parte del carpello pericarpico. I gametofiti delle Gimnosperme si differenziano poi per il fatto che quello maschile è formato da più cellule; i nuclei generativi, però, restano sempre due. La megaspora di un quartetto forma un gametofito pluricellulare entro il quale si differenzia almeno un paio di archegoni, ognuno con un oosfera. B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini