4.5 Effetti della selezione

B 102 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE La singamia avviene più o meno come nelle Angiosperme. Avvenuta la fecondazione, dalla segmentazione dell oosfera si sviluppa un corpo cellulare che in parte si organizza in un embrione il quale, fornito di cotiledoni, tende ad assorbire il materiale endospermico: generalmente il seme maturo possiede un solo embrione completo. 4.5 Effetti della selezione. La selezione artificiale consiste essenzialmente nella scelta degli individui da adibire alla riproduzione allo scopo di alterare, nella direzione desiderata, la dotazione genica di una popolazione. Scegliere i riproduttori equivale a estrarre dalla popolazione un campione non casuale, che pertanto differisce dalla popolazione dalla quale è tratto nella media fenotipica e nelle frequenze geniche. Per caratteri a base genetica semplice risulta agevole sia operare la scelta dei riproduttori sia verificare nella discendenza l effetto della scelta stessa. Nel caso dei caratteri a variabilità continua, invece, poiché le frequenze dei singoli geni non possono seguirsi nel corso delle generazioni, si impiegano mezzi statistici media, varianza, covarianza per stimare indirettamente le variazioni. Il differenziale selettivo (S ) è la differenza fra la media fenotipica degli individui scelti per la riproduzione (Mg ) e la media fenotipica della popolazione prima che la selezione sia stata effettuata (Mp ): S 5 Mg 2 Mp intuitivo che, crescendo S, diminuisce la frazione dei soggetti scelti e viceversa: in una popolazione dove la produzione va da 3 a 7 kg, con media di 5, la frazione o percentuale dei soggetti più produttivi, la cui media sia di 6,5 kg, è inferiore a quella dei soggetti con produzione media di 6 kg. Appare di estremo interesse quindi conoscere la relazione che lega il differenziale selettivo alla frazione dei soggetti scelti. Ricordando che spesso i caratteri quantitativi si distribuiscono normalmente, cioè secondo la curva di Gauss se ciò non si verificasse, si renderebbe necessario trasformare i dati con una diversa scala di misura (logaritmi, arcsen, ecc.) capace di meglio approssimare la distribuzione a quella normale appare conveniente assumere come unità di misura la deviazione standard. Di conseguenza, per rendere confrontabili le situazioni di caratteri o popolazioni diversi, sarà sufficiente esprimere il valore del differenziale selettivo in unità di deviazione standard: S i5 sP Questo rapporto, detto intensità di selezione, non è altro che il differenziale selettivo standardizzato. Dalle proprietà matematiche della distribuzione normale si ricava inoltre che: t i5 p dove: p indica la frazione dei soggetti scelti ovvero la percentuale dei soggetti la cui media fenotipica si discosta dalla media della popolazione di S, e t indica l altezza dell ordinata innalzata dal punto dell ascissa al di là del quale i soggetti sono scelti fino a incontrare la curva normale; geometricamente p è la frazione della superficie totale sottesa alla curva normale compresa a destra dell ordinata in quel punto dell asse dell ascissa. Pertanto, i resta determinato una volta fissato p e viceversa.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini