4.5.1 Piante autogame

B 104 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE Il miglioramento di un carattere metrico dipende, per una determinata ereditabilità, dal differenziale selettivo e questo è tanto più elevato quanto minore è il numero degli individui selezionati. Va, tuttavia, tenuto presente che se, per innalzare il differenziale, la selezione è spinta verso una drastica limitazione dei riproduttori, si incorre nel rischio di innalzare la consanguineità nella popolazione. Ciò non solo diminuirà le possibilità di proseguire utilmente il programma, contraendosi la variabilità genetica disponibile, ma renderà probabile la manifestazione di caratteri deleteri retti da alleli recessivi di geni non oggetto di controllo da parte del selezionatore. Nel valutare l efficacia di un programma di miglioramento si dovrà anche avere presente la velocità con la quale il risultato è ottenuto. A una stessa popolazione, infatti, si potrebbero applicare diverse procedure di selezione, contraddistinte da efficienza per ciclo selettivo e durata dello stesso. Il progresso genetico sarà perciò pesato sul tempo (giorni, anni) impiegato per ottenerlo. Non è facile affermare decisamente la superiorità di un metodo di miglioramento sugli altri. Una sperimentazione veramente critica al riguardo non è disponibile e non è facile eseguirne per ovvie ragioni. Soltanto la pratica su una determinata specie può orientare il genetista vegetale in un senso o nell altro, tenuto debito conto delle acquisizioni altrui, come delle proprie disponibilità, oltre che delle esigenze della specie e dello scopo specifico che il miglioramento si propone. 4.5.1 Piante autogame. Il materiale da sottoporre a miglioramento agli albori di questa pratica (ma anche oggi per specie o ambienti dove ci si trova ancora nelle fasi iniziali) è rappresentato dalle varietà rinvenute nelle coltivazioni tradizionali. Ma se la selezione nell ambito di una popolazione, o tra le popolazioni, non provvede a selezionare il tipo di pianta soddisfacente, si rende necessario ricorrere all operazione dell incrocio per combinare caratteri presentati da tipi diversi. Un momento di importanza critica, agli effetti delle possibilità successive all ibridazione, è la meiosi della F1, in cui i cromosomi di uno dei genitori si appaiano con gli omologhi dell altro e successivamente si disgiungono consentendo, anche attraverso l interscambio, la ricombinazione. In un individuo questa è l unica possibilità che si presenta ai cromosomi di ridistribuirsi nei nuclei dei gameti dando luogo alla formazione di nuove combinazioni di geni. Con l aumentare dei fattori ereditari che controllano un dato carattere quantitativo, la probabilità di concentrare in un genotipo tutti gli alleli favorevoli diminuisce. Un ampia F1, ottenuta ripetendo l ibridazione oppure con moltiplicazione vegetativa, accresce il numero degli individui F2 e quindi la probabilità di ottenere le combinazioni desiderate. Combinazioni genotipiche pregevoli possono apparire anche in generazioni successive alle F2, ma il potenziale di ricombinazione dell incrocio resta comunque determinato dalla grandezza della F1. L autofecondazione della F1 e delle discendenze successive, in assenza di processi selettivi, dimezza, a ogni generazione, la frequenza degli eterozigoti: di conseguenza aumentano i geni segreganti che, una volta separati nei diversi individui, restano fissati. Non si deve quindi trascurare la grandezza della progenie della F1 anche se in molte piante l incrocio artificiale è difficile, richiede tempo e quindi risulta costoso, e inoltre le dimensioni delle generazioni seguenti la F2 aumentano in misura tale che quasi inevitabilmente si viene a disporre di materiale così abbondante da non poter essere allevato e analizzato in modo conveniente. Dato che i geni preposti all espressione

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini