SEZIONE B

MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE B 107 scelte relative a caratteri quantitativi come risultato della fissazione di alleli nelle generazioni a seme singolo. Sotto l aspetto operativo il metodo SSD consente, nelle generazioni in serra, di allevare un elevato numero di individui su superfici ridotte e con tempi di riproduzione brevi. Fissazione delle linee mediante duplicazione cromosomica in aploidi. Il lavoro di ottenimento di linee uniformi da introdurre in prova, appena il seme disponibile lo consenta, può essere notevolmente accelerato sfruttando il processo che, a partire da colture in vitro di antere o più raramente ovari, fornisce individui aploidi; questi spontaneamente, o mediante opportuni trattamenti, diploidizzano e, quindi, con l autofecondazione forniscono una progenie perfettamente omozigote. Come limiti al metodo si riconoscono l impegno operativo richiesto dall alto numero (migliaia) di plantule da allevare per consentire valide scelte successive e l assenza di generazioni nelle quali la selezione naturale abbia potuto dare il suo contributo. Senza ricorrere alle colture in vitro, plantule aploidi si possono ottenere, con frequenze basse ma non trascurabili, attraverso particolari genotipi oppure operando impollinazioni interspecifiche che producono embrioni con il solo genoma materno (es. Hordeum vulgare impollinato da H. bulbosum). Incroci multipli. Qualora si desideri far convergere in una costituzione i pregi di più varietà, si dovrà prevedere una serie di incroci per formare la generazione di partenza. Per esempio, considerando otto razze pregevoli di frumento, a, b, c, d, e, f, g, e h, nel primo anno si eseguono gli incroci: a 3 b, c 3 d, e 3 f, g 3 h; nel secondo anno si incrociano fra loro le prime generazioni e cioè: (a 3 b) 3 (c 3 d ), (e 3 f ) 3 (g 3 h); nel terzo, infine, si incrociano fra loro [(a 3 b) 3 (c 3 d )] 3 [(e 3 f ) 3 (g 3 h)]. Evidentemente, se nel primo anno basta avere pochi semi per ognuno dei quattro incroci previsti, nel secondo anno occorre fare di più e nel terzo di più ancora, per cercare di comprendere il maggior numero possibile di segregazioni-combinazioni. In seguito, i prodotti ottenuti dall ultimo incrocio multiplo si coltivano nel modo indicato per il metodo del pedigree o per qualcuna delle procedure più semplici. Spesso si verifica che varietà di elevato pregio risultino deficienti per un definito carattere a base genetica semplice (es. resistenza ad un patogeno di recente comparsa), ritrovabile in altri tipi per il resto di scarso valore. Sarà conveniente, in tal caso, introdurre il gene (o geni) per la resistenza conservando integralmente o quasi il genotipo della varietà. A questo fine si impiega il metodo del reincrocio al quale, come qualità del risultato, si può accostare la trasformazione genetica. Reincrocio. Consiste nell incrocio fra due tipi, uno dei quali trasferisce un carattere a base genetica relativamente semplice a un altro, per altri aspetti, del tutto soddisfacente. L ibrido F1 e le successive generazioni sono reincrociati al secondo dei parentali (genitore ricorrente). L effetto di tale operazione è che, a ogni reincrocio, si aumenta del 50% circa il corredo ereditario del genitore ricorrente. Cioè, mentre in F1 questo costituisce il 50% del genoma, nel prodotto del primo reincrocio sale in media al 75, nel successivo a 87,5, nel terzo a 93,75; se a ogni reincrocio si scelgono gli individui con il carattere desiderato, con 4-5 reincroci il risultato dovrebbe essere praticamente raggiunto: si tratta, in pratica, di concentrare gli sforzi nello scegliere gli individui con i caratteri da introdurre, giacché quelli del genitore B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini