4.5.2 Piante allogame

B 110 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE queste, anche in specie prevalentemente autogame, hanno il vantaggio di una maggiore stabilità fenotipica in condizioni avverse e variabili e forniscono un prodotto uniforme, spesso apprezzato sul mercato. Il ricorso a portaseme maschiosterili, genetici o per induzione con trattamenti chimici, ha consentito di estendere la pratica a specie in cui altrimenti l esecuzione dell incrocio sarebbe particolarmente difficile (riso). 4.5.2 Piante allogame. La frequenza tra le piante superiori di specie con prevalente fecondazione incrociata fa intuire che questo sistema di riproduzione deve avere qualche vantaggio per la sopravvivenza. Certamente fra le cause del vantaggio si riconosce il fatto che l allogamia sostiene l eterozigosi in grado più o meno elevato. L eterozigosi è una delle condizioni perché si abbia eterosi, cioè quella situazione per cui un ibrido supera, per qualche carattere, entrambi i genitori. Un altro importante fattore a favore dell allogamia è legato alla predisposizione alla ricombinazione, la quale favorisce la generazione di variabilità genetica. L importanza dell eterozigosi per le piante prevalentemente allogame è messa in evidenza dagli effetti dell autofecondazione (o in genere dall inincrocio): riduzione delle dimensioni dell organismo, perdita di vigore, diminuzione del prodotto, comparsa di anomalie dovute a fattori recessivi già mascherati dai corrispondenti dominanti. Malgrado questi inconvenienti l inincrocio, associato alla selezione per ottenere linee in cui siano fissate caratteristiche di pregio, costituisce un passaggio essenziale per il miglioramento genetico. A ciò si oppone, in varie specie, il fatto che una riproduzione strettamente consanguinea è impossibile per la presenza di autoincompatibilità o di sistemi genetici che, pur tollerando l autofecondazione, sorreggono uno stato di eterozigosi permanente. Questa considerazione, insieme ad altre di ordine operativo, suggerisce i metodi di miglioramento da applicare alle diverse situazioni. Dove sia possibile l autofecondazione, la maggior parte dei metodi fa riferimento ai modelli di sviluppo di linee pure e alle loro combinazioni ibride nel mais, anche se l analogia della biologia fiorale-riproduttiva non assicura il successo di una procedura in tutti i casi. Se non altro, per un impiego utile dell autofecondazione, è necessario che le linee pure siano sufficientemente vitali; inoltre, anche all interno di una data specie non tutte le popolazioni rispondono nella stessa maniera per quanto riguarda l eterosi. Specie autocompatibili (miglioramento delle popolazioni per sé). All origine delle pratiche di miglioramento cosciente e prima dell avvento della genetica si colloca la selezione massale. Questa, nella sua forma elementare, consiste semplicemente nel conservare per la riproduzione il seme delle piante più sane e produttive. Si tratta di scelta basata solo sul fenotipo e perciò con una efficacia piuttosto modesta in specie altamente allogame come il mais. Una verifica del valore genetico del materiale scelto si può realizzare seminando, possibilmente in prove replicate, la progenie di ciascuna spiga raccolta isolatamente (fila-spiga): le piante entro fila sono tra loro mezze-sorelle (half-sib) e consentono di apprezzare il contributo del comune genitore femminile. Con il seme delle migliori famiglie, riunito, si costituirà la nuova popolazione. Il metodo dà discreti risultati quando i caratteri oggetto di selezione sono poco influenzati dall ambiente (es. il contenuto in olio e in proteine delle cariossidi). Rispetto alla procedura massale, ogni ciclo selettivo richiede due anni anziché uno.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini