SEZIONE B

MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE B 113 Ogni specie, e anche ogni popolazione entro specie, esige che si metta a punto una procedura specifica per raggiungere rese soddisfacenti in piante diploidizzate. interessante notare che la fase in vitro consente di imporre una selezione per la risposta a fattori di stress mediante variazione delle condizioni di coltura (es. aggiunta al terreno della tossina di un patogeno). Specie autoincompatibili. In molte specie foraggere perenni, piante da radice e fruttiferi, l allogamia suggerirebbe procedure di miglioramento genetico tendenti a sfruttare l eterosi, ma per l esistenza di alti livelli di autoincompatibilità non è possibile adottare i metodi sopra illustrati, prevalentemente basati sulla disponibilità di linee pure. Si deve perciò ricorrere a soluzioni che non richiedono l intervento dell autofecondazione. Il metodo più semplice consiste nell applicazione della selezione massale, come si opera per il miglioramento degli ecotipi. Le popolazioni risultano costituite da individui fenotipicamente simili, anche se geneticamente eterogenei, ma d altra parte una completa uniformità non è mai desiderabile. Nei programmi più perfezionati le potenzialità degli individui selezionati sono valutate mediante osservazione sulle progenie ottenute da accoppiamenti fra singole piante. Il mantenimento del vigore della popolazione è ottenuto combinando il maggior numero possibile di genotipi. Conservando vegetativamente i cloni parentali selezionati, si può rinnovare indefinitamente il seme di fondazione della popolazione migliorata. Dal momento che, se le piante scelte sono molte, è praticamente impossibile eseguire tutte le combinazioni di incrocio fra i loro cloni e ottenere da tali combinazioni abbastanza seme per eseguire un adeguata sperimentazione, si è elaborato il metodo polincrocio (polycross) adatto per diverse specie, specialmente foraggere. I cloni da saggiare sono distribuiti opportunamente nel campo sperimentale in modo da avere un impollinazione casuale e quindi seme che si può considerare rappresenti adeguatamente le combinazioni possibili. Sulla base delle prove comparative tra le progenie, i cloni migliori sono moltiplicati e impiegati nell allestimento delle colture da seme, che a loro volta prevedono un impianto secondo schemi che facilitano il realizzarsi degli incroci diversi. Quando non sia attuabile la propagazione asessuata, si può procedere in modo analogo impiegando famiglie per quanto possibile uniformi; ciò si opera abbastanza agevolmente in specie parzialmente autoincompatibili, che consentono forme attenuate di inincrocio. In diverse graminacee ed alcune leguminose, linee con una generazione di autofecondazione (S1), che risultano relativamente uniformi, vigorose e resistenti alle malattie, possono essere usate come materiale parentale per costituire varietà sintetiche. Seme ibrido. Nelle agricolture avanzate, per le specie in cui si coltivano gli ibridi, l attenzione è rivolta quasi esclusivamente agli incroci semplici o, al massimo, a tre vie. Anche nel secondo caso il portaseme è ottenuto incrociando due linee pure consanguinee; l ibrido a tre vie finale risulta così molto simile a un incrocio a due vie (incrocio semplice speciale). Queste F1 modificate sono entrate in uso perché, rispetto alle F1 vere, permettono di ridurre i costi di produzione del seme pur garantendo un prodotto di elevata uniformità; si rinuncia, tuttavia, a una certa quota di eterosi. Indipendentemente dal tipo di incrocio praticato, il primo problema che si incontra nella produzione sementiera è quello del mantenimento conservativo delle linee base per i campi di incrocio. In questa fase dell attività è molto importante, infatti, B

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BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini