SEZIONE B

MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE B 115 consentito dall applicazione di schemi diallelici, realizzando tutti gli incroci possibili fra varietà o cloni: le combinazioni migliori sono clonate ed entrano nel successivo ciclo di incroci. Se si tende a privilegiare l attitudine combinatoria generale, si procede invece alla valutazione di una serie di piante sulla base del comportamento delle progenie derivanti dal loro incrocio con un certo numero di impollinatori rappresentativi della variabilità presente nella popolazione; ciò consente di individuare le famiglie superiori e restringere la selezione al loro interno. A causa dell elevato grado di eterozigosi degli individui e talvolta di anomale strutture cromosomiche, in generale appare poco conveniente introdurre nei cicli generazioni di inincrocio. Eventualmente, si può pensare al massimo di alternare generazioni in cui si aumenta il grado di consanguineità mediante autofecondazione o incrocio fra parenti a fasi di incrocio fra genotipi diversi. Con simili procedure si ottiene, dopo l inincrocio, di eliminare gli individui portatori di caratteristiche negative e di selezionare tipi dotati di qualità a base genetica semplice, mentre nel secondo momento, con incroci distanti, si sfruttano i vantaggi derivanti dalle nuove combinazioni geniche e, dove possibile, dall eterosi. Soprattutto per specie con cicli riproduttivi non lunghi quanto nelle arboree, si impiega anche il reincrocio con le stesse finalità descritte per le piante riprodotte per seme (es. trasferimento di geni di resistenza). L incrocio interspecifico è spesso adottato per produrre materiali con caratteristiche importanti non ritrovabili nei tipi coltivati. Per esempio, nella vite hanno questa origine i portainnesti con resistenze a parassiti e ad ambienti avversi; da incrocio interspecifico e reincrocio derivano anche varietà da vino e da tavola, pure arricchite di fattori genetici di resistenza. In altri casi (es. negli agrumi), ci si propone come scopo semplicemente di ritrovare novità gradite dal mercato. Selezione clonale. La costituzione di cultivar, senza attraversare una fase di riproduzione gamica, si può attuare isolando nelle popolazioni le piante con caratteristiche superiori e moltiplicandole per via vegetativa. A seconda del grado di distinzione dalla varietà di origine, queste costituzioni saranno riconosciute come nuove cultivar o come cloni che conservano il nome originale. Per le cultivar fissate la selezione clonale possiede uno scopo conservativo, nel senso che elimina i varianti fenotipici negativi che compaiono nelle generazioni di propagazione per fenomeni quali l espressione di alleli recessivi in seguito a delezione, mutazioni dominanti, ecc. La selezione clonale, intesa a individuare nuove varianti utili, presuppone l espressione di caratteristiche favorevoli presenti nella pianta in cellule degli strati istogeni più profondi. Questo è possibile perché spesso le piante riprodotte vegetativamente accumulano mutazioni che interessano solo parte dei tessuti (chimere). Molte cultivar di fruttiferi legnosi sono state costituite sfruttando la comparsa accidentale di questo tipo di varianti. Per favorirne la comparsa è stata sperimentata una serie di tecniche basate sulla distruzione degli strati esterni e sulla rigenerazione da parte di quelli interni. La frequenza dei settori mutanti e della loro espressione può essere decisamente aumentata con trattamenti fisici o chimici appropriati. A tal fine, merita particolare attenzione l uso delle colture in vitro, data la notevole frequenza di mutanti anche dominanti, che con questi processi si inducono spontaneamente. La comparsa della cosiddetta variabilità somaclonale rende agevole la selezione già in vitro, B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini