4.6 Produzione delle sementi

B 116 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE consentendo di maneggiare grandi quantità di materiale in tempi e spazi brevi, soprattutto quando sia possibile aggiungere al terreno di coltura fattori selettivi (es. tossine del patogeno). 4.6 Produzione delle sementi. Nell agricoltura moderna presenta un importanza fondamentale l uso di varietà dotate di caratteristiche di pregio sia per potenzialità produttive e qualità del prodotto sia per tolleranza alle avversità biotiche e abiotiche. Ne discende la necessità che i materiali risultanti dal lavoro di miglioramento genetico siano moltiplicati e diffusi, conservando le caratteristiche che li hanno fatti preferire. Questo si ottiene realizzando colture finalizzate alla produzione del seme e perciò assoggettate a cure tali da assicurare al seme stesso adeguata purezza varietale e proprietà merceologiche (germinabilità, energia germinativa, sanità). Considerata la rilevanza dell attività sementiera come supporto alle coltivazioni, il legislatore ha ritenuto di dover intervenire per tutelare gli interessi dell agricoltore mediante provvedimenti che regolano l immissione sul mercato delle varietà e la commercializzazione delle sementi. La legge si preoccupa altresì di proteggere i diritti di chi si è impegnato nell attività di costituzione delle varietà (costitutore). 4.6.1 Disciplina dell attività sementiera. Il provvedimento di riferimento è la legge n. 1096/1971, integrata dal relativo Regolamento di esecuzione, cui seguono vari decreti di modifiche normative. Fra gli aspetti trattati appare essenziale l istituzione dei Registri di varietà che sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. obbligatorio che, per tutte le specie per le quali è stato aperto il relativo Registro, una nuova varietà per essere ammessa alla commercializzazione debba esservi iscritta. L iscrizione avviene su richiesta del costitutore, in seguito a una serie di accertamenti eseguiti su mandato del Ministero, che devono verificare la rispondenza ai requisiti prescritti. Secondo il Regolamento, che del resto recepisce criteri universalmente accettati, i requisiti sono i seguenti. Distinguibilità. La nuova varietà deve possedere una o più caratteristiche chiaramente identificabili, che permettano di distinguerla da qualsiasi altra varietà della stessa specie già nota nell Unione Europea; queste caratteristiche possono essere di natura morfologica (es. presenza o assenza di peli, pigmenti, ecc.) o fisiologica (es. resistenza ad avversità specifiche). Stabilità. Dopo successive riproduzioni la varietà deve corrispondere ai suoi caratteri distintivi, come definiti nella scheda descrittiva presentata al momento dell iscrizione. Omogeneità. La varietà si ritiene sufficientemente omogenea se le piante che la compongono sono geneticamente identiche o simili per l insieme delle caratteristiche prese in considerazione. A seconda della specie e della generazione nell ambito del processo di moltiplicazione, sono stabiliti i limiti entro i quali la presenza di individui fuori tipo è tollerata. Valore agronomico e di utilizzazione. Per le caratteristiche agronomiche e, nelle specie dove è ritenuta importante, per la qualità del prodotto, la nuova varietà deve superare in prove comparative le cultivar di riferimento, rappresentanti i migliori materiali in coltivazione.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini