1.6 Variazioni genotipiche

GENETICA QUALITATIVA B 123 1.6 Variazioni genotipiche. Sono state messe in evidenza delle variazioni genotipiche ereditarie che, in rapporto alla loro origine, vengono distinte in: 1. nuove combinazioni: consistono in un diverso assetto dei geni nei cromosomi; possono essere instabili o stabili e dare origine a nuove razze. 2. mutazioni: qualunque modificazione nel genotipo non imputabile a un nuovo assetto cromosomico o a nuove combinazioni, può essere chiamata mutazione. Già nel 1868 Darwin ne aveva supposto l esistenza e le aveva denominate sports o single variations. Una mutazione è una variazione fenotipica che compare in maniera brusca e senza termini di passaggio ed è la conseguenza di modificazioni di una o più delle unità del patrimonio genetico (geni, cromosomi). La prima segnalazione di mutazione negli animali allevati si ha alla fine del XVIII secolo, quando un allevatore americano constatò la nascita nel suo gregge di un agnello ad arti molto corti che, utilizzato per la riproduzione, diede origine alla razza Ancon, che si estinse nel XIX secolo. Altri esempi: le corna lunghissime della razza bovina Franqueiros e l assenza di corna nell Aberdeen Angus, la mancanza di orecchie nella pecora cinese Jang-Ti; il pelo d angora nei gatti e nei conigli, ecc. 1.6.1 Classificazione delle mutazioni. Le modificazioni dovute a variazioni del patrimonio genetico possono essere classificate come mutazioni spontanee : esse interessano generalmente uno solo della coppia dei geni allelomorfi e possono essere considerate fonte di nuovo materiale genetico per l evoluzione e/o selezione di una specie; possono ripetersi con tassi caratteristici (mutazioni ricorrenti ) o avvenire una sola volta (mutazione non ricorrente). La mutazione non modifica la frequenza dei geni quando si considera il passaggio dalla generazione parentale (P) a quella filiale (F1 ), ma produce effetti sensibili quando si considera la nsima generazione (Fn ). Mediante agenti fisici o chimici si possono provocare delle mutazioni sperimentali; esse vengono classificate come segue. a. Mutazioni genomiche: interessano l intero patrimonio genetico con variazioni e hanno le seguenti caratteristiche: 1. l assetto dei cromosomi dello zigote non è diploide (2n), ma aploide (n) o poliploide (3n - triploide, 4n - tetraploide), ecc.; il fenomeno della poliploidia, sfruttato nel regno vegetale, non è compatibile con la vita nel regno animale; 2. si hanno cambiamenti del numero dei cromosomi (2n 2 2 5 nullisomia; 2n 2 1 5 monosomia; 2n 1 1: trisomia; 2n 1 2 5 tetrasomia: a seconda che un cromosoma sia rappresentato 0, 1, 3 o 4 volte); causa generalmente gravi danni: ricordiamo, per esempio, nell uomo la trisomia del cromosoma 21 che causa il mongolismo. b. Mutazioni o aberrazioni cromosomiche: avvengono durante la gametogenesi e sono divise in quattro gruppi: 1. deficienza: quando si ha la perdita di un segmento terminale del cromosoma ABCDEF 1 ABCD i geni EF vanno persi durante la gametogenesi; 2. duplicazione: un segmento viene rappresentato due volte sullo stesso cromosoma ABCDEFG 1 ABCDE CDE FG 3. inversione: un segmento di un cromosoma si presenta con i geni in ordine invertito ABCDEFGHILMN 1 ABC HGFED LMN 4. traslocazione: un segmento di un cromosoma passa su un altro cromosoma; la traslocazione può essere semplice o reciproca ABCD EFG 1 ABCD MNOP HIL MNOP 1 HIL EFG B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini