1.8 Sesso e genetica

GENETICA QUALITATIVA B 125 1.8 Sesso e genetica 1.8.1 Determinismo del sesso. Il problema della determinazione del sesso nei nascituri ha costituito da sempre una curiosità per l uomo e il ricercatore. Sono state infatti formulate le più disparate teorie (circa 500), alcune astruse e altre invece con basi scientifiche, che possono essere così raggruppate: a. teorie progamiche: il sesso è predeterminato già nell ovulo prima della fecondazione; b. teorie singamiche: il sesso viene determinato al momento della fecondazione; c. teorie epigamiche: la determinazione del sesso avviene durante la vita embrionale; d. teorie endocrine: il sesso è determinato dall azione di ormoni e in particolare da quelli secreti dalle gonadi; si può prendere per esempio il caso dei gemelli monovulari di sesso opposto (free-martin) in cui la femmina, influenzata durante la vita embrionale dagli ormoni del fratello, non è capace di procreare; e. teorie metaboliche: si ipotizza l influenza del metabolismo nella determinazione del sesso e in particolare sarebbe determinante il grado di maturità dell ovulo; f. teorie cromosomiche: il sesso dipende dalla presenza e dal rapporto degli eterocromosomi e più esattamente si parla di: eterogametia maschile, se il sesso che ha un numero o una forma diversa di cromosomi è quello maschile; si può avere: tipo Protenor, con formula cromosomica diploide del maschio pari a 2A 1 X mentre quella della femmina è 2A 1 XX, e tipo Drosophila, caratteristico di tutti i mammiferi, in cui il sesso eterogametico (maschio) ha formula 2A 1 XY ossia contiene due diversi tipi di cromosomi sessuali riconoscibili per la loro dimensione e struttura; eterogametia femminile quando, dato che il sesso eterogametico è quello femminile, la formula cromosomica per la femmina è 2A 1 XY, mentre quella del maschio è 2A 1 XX. Si riscontra nei lepidotteri, in parte degli anfibi e, importante per la zootecnia, negli uccelli. Talvolta per gli eterocromosomi vengono usati simboli diversi Z 5 X e W 5 Y. In Drosophila è stata evidenziata la possibilità di un anomalia nella fase di meiosi con una mancata disgiunzione delle XX, tanto da avere uova con due X e uova senza; questo fenomeno ha costituito la base di una teoria per la quale il sesso è determinato, non tanto dalla presenza degli eterocromosomi, quanto dal rapporto fra autosomi ed eterocromosomi. Infatti secondo Goldsmith nei gameti delle femmine potrebbe essere presente anche l Y (quando l eterogametia è maschile), purché il genotipo sia XXY ; in questo caso l individuo è femmina e non maschio. Anche se all analisi statistica il numero dei maschi e delle femmine è molto simile, tuttavia nella pratica zootecnica, poiché sia durante la vita intrauterina (nelle specie pluripare una certa percentuale di embrioni fisiologicamente muore e viene riassorbita), sia soprattutto in quella extrauterina si possono verificare delle variazioni, si deve considerare il rapporto statistico dei sessi in diversi momenti: 1. rapporto primario: coincide con il momento della fecondazione; teoricamente si ha il 50% di maschi e 50% di femmine; 2. rapporto secondario: al momento della nascita; anche questo è prossimo al 50%; 3. rapporto terziario: quando gli individui sono adulti; in ambito zootecnico questo rapporto presenta enormi differenze in quanto il numero degli animali adulti allevati, in particolare dei maschi, varia enormemente a seconda dell utilizzazione fatta dall uomo. B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini