1.2.7 Reticolo endoplasmatico e ribosomi

STRUTTURA E FUNZIONI DELLA CELLULA VEGETALE B 13 1.2.7 Reticolo endoplasmatico e ribosomi. Il reticolo endoplasmtico (ER) è costituito da una rete membranosa di tubuli e sacche appiattite che si estendono in tutto il citoplasma e, attraverso i plasmodesmi, da una cellula all altra. La membrana presenta numerose proteine integrali o periferiche; alla faccia citoplasmatica possono essere associati dei ribosomi (ER ruvido); l ER ruvido svolge un ruolo nella sintesi proteica, mentre l ER liscio (privo di ribosomi) ha funzioni nella sintesi dei lipidi e nell assemblaggio della membrana. I ribosomi sono particelle sferoidali prive di membrana per mezzo delle quali avviene la sintesi proteica. Sono costituiti da RNA e proteine e sono presenti in tre tipi: citoplasmatici, cloroplastici e mitocondriali. I ribosomi citoplasmatici hanno coefficiente di sedimentazione di circa 70S e sono composti da una subunità grande (60S) e una subunità piccola (40S). 1.2.8 Dittiosomi e apparato di Golgi. I dittiosomi sono organelli cellulari costituiti da cisterne appiattite, densamente impilate. Le cisterne sono isolate dal citosol per mezzo di una membrana simile a quella del reticolo endoplasmatico. L insieme dei dittiosomi viene denominato apparato di Golgi. L apparato di Golgi svolge un ruolo importante nel trasferimento di proteine associate a membrane dalla sede di sintesi (ER ruvido) al sito di utilizzo (plasmalemma e tonoplasto). Inoltre, nelle cisterne vengono sintetizzate le macromolecole non cellulosiche della lamella mediana e della parete primaria. Dall estremità delle cisterne si staccano delle vescicole che migrano verso la periferia della cellula, si fondono con la membrana plasmatica e scaricano il loro contenuto all esterno della cellula. 1.2.9 Microcorpi (gliossisomi e perossisomi). I gliossisomi sono organelli cellulari coinvolti nella trasformazione dei lipidi di riserva in glucidi che avviene nei semi in germinazione. Le riserve lipidiche, immagazzinate sotto forma di triacilgliceroli all interno degli oleosomi, vengono scisse in glicerolo e acidi grassi; questi ultimi vengono degradati ( b-ossidazione) nei gliossisomi e parzialmente convertiti, in un processo definito ciclo del gliossilato, in acido succinico, che attraverso successive trasformazioni nel mitocondrio e nel citosol avvia la gluconeogenesi. I perossisomi sono sede delle tappe principali della fotorespirazione (via del glicolato), che coinvolge anche il cloroplasto e il mitocondrio. 1.2.10 Nucleo. Contiene le informazioni che determinano la struttura e le funzioni della cellula ed è racchiuso da due membrane elementari unite in numerosi punti che delimitano dei pori. Lo spazio fra le due membrane (perinucleare) costituisce un continuum con le cisterne o il lumen del reticolo endoplasmatico. I pori costituiscono una via di comunicazione tra il succo nucleare (carioplasma) e il citoplasma. Il nucleo è il centro principale deputato al controllo dell espressione genica, perciò contiene DNA, costituente dei cromosomi, RNA, presente principalmente nel nucleolo e in minor misura nei cromosomi, e una gran quantità di proteine. La cromatina, componente dei cromosomi, è organizzata nel nucleo sotto forma di un lungo filamento di DNA avvolto a numerosi istoni, proteine basiche con un elevata componente di amminoacidi arginina e lisina. Nella divisione cellulare la cromatina si avvolge e condensa a formare i cromosomi. B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini