3.3 Varianza

B 136 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA E ZOOTECNIA Lo stesso risultato si ha per un numero i di coppie di geni ad azione additiva. In assenza di interazioni geniche, il valore riproduttivo medio coincide quindi con il valore genotipico medio; inoltre, poiché anche la somma delle deviazioni ambientali si ammette uguale a 0, in una popolazione in equilibrio, il valore genotipico medio, il valore riproduttivo medio espresso in valore assoluto e la media fenotipica coincidono. da sottolineare che il valore riproduttivo di un individuo stimato in base al valore genotipico della discendenza, è legato alla composizione genetica della popolazione in cui opera. Nelle precedenti formule che definiscono il valore riproduttivo, p e q si riferiscono alla popolazione dove il riproduttore si è accoppiato casualmente. Pertanto, il valore di un riproduttore non è assoluto, ma relativo alla popolazione rispetto alla quale viene stimato o nella quale funziona. Nei riguardi della produzione di latte, per esempio, un toro di razza Bruna avrà un valore riproduttivo positivo, sarà capace cioè di innalzare la produzione lattea della generazione filiale rispetto alla parentela, se accoppiato a vacche di razze da carne (Maremmana, Limousine), e probabilmente sarà negativo o nullo se accoppiato a vacche Frisone. I caratteri quantitativi sono la risultante, oltre che della quantità e qualità dei geni implicati nella loro determinazione che possono esplicare un azione semplicemente additiva, cioè interagire fra loro (dominanza, epistasi, ecc.), anche dell ambiente in senso lato (alimentazione, clima, ecc.). Se P è il fenotipo di un individuo, G il valore genotipico ed E la deviazione imputabile ai fattori ambientali, si può scrivere: P 5G 1E Trascurando qualsiasi forma di interazione genica che non sia quella a livello dello stesso locus, se D è la dominanza e A rappresenta l azione additiva dei geni: G 5 A 1 D P 5 A 1 D 1 E Di questi fattori solo quelli genetici di natura additiva, corrispondenti al valore riproduttivo, possono determinare un cambiamento del valore genotipico medio di una popolazione nel corso delle generazioni. 3.3 Varianza. Poiché non si può individuare l effetto di ciascuna delle coppie alleliche implicate nella determinazione di un carattere metrico, la genetica quantitativa ha come scopo principale analizzare il valore fenotipico nelle sue componenti per enucleare quella che più direttamente interessa. Tale analisi è imperniata sullo studio della sua variazione attraverso l analisi della varianza che permette di: a. stimare la frazione ereditaria additiva della variabilità totale fenotipica (ereditabilità) e il progresso che ci si può attendere sottoponendo una popolazione a un programma di selezione; b. individuare le modalità per lo studio di un piano di miglioramento in condizioni pratiche. Quest ultima possibilità comporta, oltre che conoscenze extragenetiche sulle specie e sulle popolazioni, la necessità di conoscere le eventuali correlazioni fenotipiche e genotipiche fra i diversi caratteri e l effetto dell inincrocio e dell esincrocio sui caratteri metrici che si intendono migliorare. 3.3.1 Varianza fenotipica. Da quanto detto deriva che la variabilità osservata di un carattere metrico (s2 F ) in una popolazione è la risultante di quella genetica (s2 G) e di quella imputabile agli effetti ambientali (s2 A) che ne hanno condizionato negativamente o positivamente l espressione. Per cui si può scrivere che: s2 F 5 s2 G 6 s2 A

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini