3.3.4 Analisi della varianza

CARATTERI QUANTITATIVI B 139 3.3.4 Analisi della varianza. L analisi della varianza ha lo scopo di suddividere la varianza totale in due parti: a. varianza fra i gruppi: quadrato medio degli scarti delle medie di un gruppo dalla media generale; b. varianza entro gruppi (casuale): quadrato medio degli scarti dei valori singoli dalla media del rispettivo gruppo. In tutti i programmi di statistica è presente e facilemente utilizzabile l analisi della varianza che, con un termine comunemente accettato, viene definita Anova. Correlazione intraclasse. Esprime in valore assoluto il grado di uniformità nell ambito di ciascun gruppo. Data una varianza totale, se la varianza entro i gruppi (se2 ) misura la diversità fra i membri dello stesso gruppo, la varianza fra i gruppi ne esprime la somiglianza. Perciò quanto maggiore è la varianza fra i gruppi (s g2 ), rispetto a quella totale, tanto maggiore è la correlazione fra i membri dello stesso gruppo e ne stima anche la covarianza. Il grado di somiglianza è misurato dal coefficiente di correlazione intraclasse (rI ): rI 5 sg2 /(s g2 1 s e2 ) chiaro che se gli individui vengono raggruppati in base al loro grado di parentela, un motivo della loro somiglianza fenotipica potrebbe essere una certa somiglianza genotipica. Se si considera il peso vivo dei lattonzoli di diverse nidiate raggruppati per portata, la somiglianza fra i membri dello stesso gruppo dovrebbe in parte imputarsi al fatto che sono fratelli germani; se invece fossero fratellastri, ai fattori genetici dovrebbe essere attribuita una quota più bassa della varianza fra i gruppi. Covarianza genetica. La covarianza fra individui legati da parentela permette di valutare, trascurando la somiglianza determinata dai fattori ambientali, quanta parte della varianza fra i gruppi sia dovuta al fatto che i membri imparentati dello stesso gruppo possiedono un patrimonio genetico più simile fra loro di quanto non accada per individui non imparentati e permette inoltre di stimare la varianza genetica additiva. La covarianza genetica non è altro che la covarianza dei valori genotipici: per ricercarla occorre trovare il valore genotipico medio per ciascuna classe e calcolare la covarianza che si ottiene eseguendo la somma dei prodotti degli scarti. Per esempio, nel caso di fratellastri, individui cioè che hanno un genitore in comune mentre l altro è tratto a caso dalla popolazione, il valore genotipico medio è per definizione metà del valore riproduttivo del genitore comune (il doppio della differenza fra il valore genotipico medio dei discendenti e quello medio della popolazione). Così espresso, il valore genotipico medio dei fratellastri è già una deviazione dalla media e quindi è sufficiente moltiplicare per se stesso ciascun valore genotipico medio, moltiplicare il prodotto ottenuto per la rispettiva frequenza e sommare i risultati. Genotipo del genitore comune Frequenza Valore riproduttivo del genitore comune Valore genotipico dei fratellastri A1 A1 A1 A2 A2 A2 p2 2 pq q2 2 qa (q 2 p)a 22pa qa 1/2 ( p 2 q)a 2pa Cov. Genetica 5 p 2q 2a2 1 1/4 (q 2 p)2 a2 1 p 2q 2a2 5 2pqa2 [pq 1 1/2 (q 2 p)2 1 pq] 5 pqa2 [1/2 (p1/2q)2] 5 (1/2) pqa2 B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini