3.4 Ereditabilità

CARATTERI QUANTITATIVI B 141 3.4 Ereditabilità. Al contrario di quanto accade per i caratteri mendeliani, semplici o complessi, per i caratteri quantitativi (o metrici o poligenici) non esistono valori assoluti, ma solo relativi. Infatti, si può dire nero o rosso, uniforme o pezzato per il mantello dei bovini, mentre non ha senso dire elevata produzione di latte , se non in relazione a quella di un altra vacca o meglio di un determinato gruppo di vacche. Quando si valuta la differenza della media di un gruppo dalla media della popolazione, è importante sapere quanto di quella differenza è imputabile all azione additiva dei geni e quindi quanto sia ereditabile. Questa stima è fornita dall ereditabilità (h2), ossia dal rapporto tra la varianza additiva e quella fenotipica o totale: h2 5 sG2 sG2 [4] 2 5 2 sT sG 6 sA2 Il numeratore di questa equazione esprime il valore riproduttivo, mentre il denominatore esprime quello fenotipico che è l unico che può essere direttamente misurato; tuttavia, solo il valore riproduttivo può spostare, in maniera trasmissibile, la media nel corso delle generazioni. L ereditabilità misura la corrispondenza fra valore fenotipico e valore riproduttivo, equivale alla regressione del valore riproduttivo sul valore fenotipico (h 2 5 bAP ) e consente di stimare quello in funzione di questo. Dato che valore riproduttivo e valore fenotipico sono correlati, posto che rxy 5 b (sx /sy ), poiché h 5 (sA /sT ) e rAT 5 h, il coefficiente di correlazione fra il valore riproduttivo e quello fenotipico è pari alla radice quadrata dell ereditabilità. L ereditabilità di un carattere in ciascuna specie non è un valore fisso, ma può variare nel tempo e nello spazio secondo la struttura genetica della popolazione e le condizioni ambientali. La corrispondenza fra sG2 e sT2 non è univoca: infatti la varianza genetica dipende dalle frequenze geniche nella popolazione. Poiché non ha senso parlare di valore riproduttivo, se non in rapporto a una determinata popolazione, le frequenze geniche di una popolazione sono la conseguenza degli eventi che questa ha subito in misura più o meno accentuata nella sua evoluzione (selezione, migrazione, mutazione). La variabilità genetica delle popolazioni di animali, in cui sia stata applicata per numerose generazioni la riproduzione mediante consanguineità, tende a 0 in conseguenza del grado di omozigosi raggiunto, tanto più rapidamente quanto più stretto è il coefficiente di inbreeding utilizzato; pertanto, le differenze fra individui o gruppi di individui, in questo caso, non sono imputabili a fattori ereditari e non è possibile alcun miglioramento. Le condizioni ambientali, d altra parte, non si mantengono uguali nel tempo e nello spazio poiché, maggiore è la quota della varianza a loro imputabile, minore sarà di conseguenza l ereditabilità. Se per esempio si ricerca l ereditabilità della produzione di latte in una popolazione bovina composta da soggetti allevati in aziende diverse, che impiegano tecnologie differenti (alimentazione, ricoveri, cure di allevamento, numero delle mungiture giornaliere), si avrà una varianza fenotipica più grande di quella di una popolazione tenuta in un unica azienda zootecnica in cui i criteri di allevamento sono più uniformi. Ammessa quindi una struttura genetica simile, l ereditabilità nel primo caso (più aziende) è più bassa che nel secondo. La reazione a determinate condizioni ambientali può essere diversa a seconda del genotipo che vi è sottoposto, dato che il fenotipo di un individuo è la risultante di una potenziale reattività di origine ereditaria a un certo ambiente. Pertanto, teoricamente, la stima della ereditabilità, per una stessa B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini