3.4.1 Stima dell’ereditabilità

B 142 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA E ZOOTECNIA popolazione e uno stesso carattere, dovrebbe effettuarsi per ogni generazione, poiché la selezione altera la struttura genetica della popolazione. Tuttavia, è dimostrato che l ereditabilità si mantiene più o meno costante per un numero relativamente grande di generazioni: quindi, la verifica del suo valore si impone a intervalli di tempo relativamente lunghi, in dipendenza dall intervallo fra le generazioni oppure di avvenimenti di natura genetica (immigrazione, migrazione) o ambientale (cambiamento accentuato dei criteri di allevamento). Recenti ricerche hanno messo in evidenza che alcune famiglie di caratteri hanno bassa ereditabilità (caratteri più strettamente legati alla sopravvivenza della specie: fertilità, fecondità, resistenza alle malattie, ecc.), mentre altre (sviluppo corporeo, forma del prosciutto, spessore del lardo, peso corporeo, ecc.) hanno ereditabilità elevata. 3.4.1 Stima dell ereditabilità. I metodi si fondano tutti sul grado di rassomiglianza fenotipica fra individui parenti, esprimibile sia come coefficiente di correlazione intraclasse (rI ), sia come coefficiente di regressione (b ), dato che la covarianza fenotipica costituisce il numeratore delle frazioni che definiscono rI e b e stima anche la varianza fra i gruppi (®Correlazione intraclasse); la varianza fra gruppi di individui parenti stima una frazione della varianza genetica additiva (®Covarianza genetica) variabile secondo il grado di parentela. Poiché i denominatori sia di rI e di b, sia di h 2 sono la varianza fenotipica, ne deriva che il rapporto fra rI e b, da una parte, e h 2, dall altra, dipende dalla frazione della varianza genetica additiva stimata dalla covarianza fenotipica; per esempio la covarianza fenotipica fra gruppi di fratellastri stima 1/4 della varianza genetica additiva. Il coefficiente di correlazione intraclasse quindi è: 1 2 1 2 sG sG 2 sG2 s 4 4 G 2 2 rI 5 ; per definizione h 5 per cui: r : h 5 : da cui h 2 5 4 rI I s T2 s T2 s T2 sT2 TAB. 3.9 Relazioni fra alcuni coefficienti di correlazione intraclasse (rI) e di regressione (b) all ereditabilità (h2) Parentela Gemelli monozigoti Figlio-genitore medio Figlio-genitore Fratelli germani Mezzo fratelli (1) Covarianza espressa come varianza genetica sG2 1/2 sG2 1/2 sG2 1/2 sG2 1 1/4 sD2 1/4 sG2 Relazioni h 2 5 rI h2 5 b h 2 5 2b h 2 , 2rI (1) h 2 5 4 rI Il valore 2 rI sovrastima l ereditabilità quando vi è dominanza. Correlazione fra gemelli omozigoti. I gemelli omozigoti, come i cloni nelle piante, costituiscono l unico caso in cui due o più individui abbiano l identico genotipo; di conseguenza ogni differenza fra gemelli monovulari è di natura ambientale. Dato che essi nel corso della vita intrauterina, e spesso anche dopo la nascita, subiscono le stesse condizioni ambientali, si può supporre che entro le coppie di gemelli sia compresa solo una parte della varianza fenotipica ambientale; pertanto, per l analisi della varianza totale nella componente ambientale e in quella genetica non risulta esatto l utilizzo di gemelli monozigoti, possibilità rara e quindi teorica nel caso di animali domestici.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini