3.6 Correlazione fra caratteri

CARATTERI QUANTITATIVI B 153 ste alla selezione ottenibili con i diversi metodi, ma interessa la velocità della risposta che è funzione dell intervallo fra le generazioni. Può accadere che il valore medio dell intervallo fra le generazioni delle famiglie sia maggiore, minore o pari a quello della popolazione. Si ha maggiore probabilità di avere differenze quando la popolazione non è molto numerosa e quando i criteri di allevamento sono tanto diversi da indurre delle differenze delle componenti che concorrono alla sua determinazione (età al 1° parto, interparto, ecc.). Anche l intensità di selezione può differire e le reali circostanze in cui la selezione avviene ne consentono la valutazione. 3.6 Correlazione fra caratteri. Si dice che due caratteri misurabili sono correlati fra loro quando al variare di uno varia anche l altro nello stesso senso (correlazione positiva) o in senso opposto (correlazione negativa); per esempio, è negativa fra la velocità di accrescimento e la quantità di alimenti necessari per la produzione di 1 kg di peso vivo, mentre è positiva fra il peso del vello e la lunghezza del filamento lanoso, fra lo spessore del lardo e il suo peso, la circonferenza e il peso dello stinco (utilizzabile come indice di finezza dello scheletro), ecc. Il grado di associazione fra due caratteri, X e Y, è misurato dal coefficiente di correlazione (r), dato dal rapporto fra la covarianza (CovXY ) e la media geometrica della varianza dei due caratteri: Covxy rxy 5 "s 2x 3 s 2y La correlazione fenotipica (rxy P ) può essere scissa nelle due componenti, quella ambientale (rxy E ), dovuta all azione sinergica o antagonista che i fattori ambientali esercitano sui due caratteri (diete ad alto contenuto in fibra grezza, somministrate alle pollastre, determinano sia ritardo nella maturità sessuale che scarso deposito di grasso) e quella genetica additiva (rxy A ) dovuta all azione sinergica o antagonista dei geni sui due caratteri. L esistenza di una correlazione genetica comporta che alla selezione di un carattere segue una variazione, positiva o negativa, del o dei caratteri ad esso geneticamente correlati. Se i due caratteri variano ciascuno nel senso desiderato (anche se in direzione opposta come nel caso dell incremento ponderale e del consumo di alimenti), la selezione operata su un carattere può ridurre la necessità di selezionare direttamente il carattere correlato; ma occorre valutare quanto del vantaggio ottenibile con la selezione di un carattere viene annullato dallo svantaggio conseguente alla selezione indiretta del o dei caratteri ad esso correlati. In sostanza, un reale miglioramento genetico degli animali non può effettuarsi con profitto senza le conoscenze relative alle correlazioni genetiche fra i più importanti caratteri, compresi quelli (fertilità, fecondità, durata della carriera produttiva, ecc.) che non influenzano direttamente e immediatamente le comuni produzioni e pertanto sono di norma e, a torto, trascurati. La costruzione di opportuni indici per la selezione simultanea di più caratteri, inoltre, non può compiersi senza che siano note le correlazioni genetiche fra i vari caratteri. L associazione genetica può derivare da due cause differenti quali l associazione fra i geni (linkage) e la pleiotropia. Se due serie di geni, ciascuna responsabile di uno dei due caratteri, sono associate, si trasmettono in blocco alla discendenza e i due caratteri risulteranno geneticamente correlati. La pleiotropia è la causa più importante di correlazione genetica fra caratteri: nel caso di un carattere polimero, tuttavia, è possibile B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini