3.6.1 Stima della correlazione genetica fra due caratteri

B 154 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA E ZOOTECNIA che solo una parte dei geni che lo determinano esplichi azione pleiotropica su un altro carattere; pertanto, l effetto congiunto di questi ultimi sui due caratteri non è lo stesso. Teoricamente, se tutti i geni avessero questa azione, si avrebbe una correlazione perfetta con r 5 1 l o 2 l. Tuttavia, l associazione non è costante: infatti a ogni meiosi i gruppi di associazione sono diversi, per cui la correlazione genetica dovuta all associazione fra i geni è variabile. 3.6.1 Stima della correlazione genetica fra due caratteri. Per il calcolo del coefficiente di correlazione genetica fra due caratteri, come per la stima della ereditabilità, si deve ripartire la covarianza fra i due caratteri in due quote: genetica e non genetica. Se in assenza di fattori ambientali, nell ambito di una famiglia, la variazione tra le medie di famiglia è tutta di origine genetica, allo stesso modo la covariazione delle medie di due caratteri di gruppi di progenie allevati nelle stesse condizioni ambientali è esclusivamente genetica. Mentre la varianza è la sommatoria dei quadrati degli scarti divisa per i gradi di libertà, la covarianza è la sommatoria dei prodotti degli scarti divisa per i gradi di libertà. Gli scarti per la stima della varianza o della covarianza, entro le famiglie, vanno calcolati effettuando la differenza fra i valori individuali o i prodotti individuali dalla media o dal prodotto medio delle rispettive famiglie; gli scarti per la stima della varianza o della covarianza fra le famiglie si calcolano per differenza fra la media o la media dei prodotti di ciascuna famiglia dalla media generale o dal prodotto medio generale. Nel caso di famiglie di fratellastri, la varianza fra le medie di famiglia stima un quarto della varianza genetica additiva e la covarianza stima un quarto della covarianza genetica. Si hanno quindi gli elementi per calcolare il coefficiente di correlazione genetica: CovxyA rxyA 5 "s 2xA 3 s 2yA La stima della correlazione genetica fra due caratteri non richiede particolari piani sperimentali. Individuato un sufficiente numero di famiglie della popolazione, si devono misurare tutte le coppie di caratteri delle quali si vuol conoscere la correlazione genetica. Gli stessi controlli, se effettuati su più di un carattere, consentono anche la stima dell ereditabilità. La formula precedente mostra ancora come sia indifferente il grado di parentela fra i membri della famiglia. Il coefficiente di correlazione genetica si può calcolare anche a partire dai controlli sui genitori e sui figli: nel qual caso, per due caratteri la covarianza osservata fra il carattere X nei genitori e il carattere Y nei figli stima la metà della covarianza genetica fra i due caratteri nella popolazione. Lo stesso avviene per il carattere Y nei genitori e il carattere X nei rispettivi figli. La covarianza osservata stima soltanto la metà della covarianza genetica perché i figli ricevono da un genitore soltanto la metà dei geni. La covarianza tra genitori e figli per lo stesso carattere (X) stima la metà della varianza genetica additiva. Lo stesso dicasi per un altro carattere (Y). Si hanno in tal modo tutti i termini per la stima del coefficiente di correlazione genetica che è: 1/2 1 Covxy 1 Covyx 2 rxyA 5 !CovXX 3 CovYY

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini