3.8.1 Effetto sul valore fenotipico medio

CARATTERI QUANTITATIVI B 159 lle on Au to fec % di consanguineità 80 da zio ne 100 60 li 3 el rat F re so lle 1 sore 3 2 i l l ate 1 fr 2 ento am llev 40 A con mento Alleva 20 FIG. 3.8 L incremento nella omozigosi e nel coefficiente di consanguineità in vari tipi di accoppiamenti consanguinei, considerati in una serie di generazioni (da Wright). ne pie 0 2 B hi c mas con 3 i masch Cugini pieni 1 cugini 2 0 2 4 6 10 8 Generazioni 12 14 16 3.8.1 Effetto sul valore fenotipico medio. In precedenza si è supposto che gli accoppiamenti fra gli individui della popolazione avvengano a caso, in accordo con la legge di Hardy-Weinberg, secondo la quale: ogni maschio della popolazione ha la stessa probabilità di accoppiarsi ad una qualun- que femmina; ogni coppia produce lo stesso numero di figli; i figli costituiscono un campione casuale di tutti i possibili zigoti e sono tutti ugual- mente vitali; non vi è alcuna forma di selezione, né tra i genitori, né tra i figli. Queste condizioni sono comunque teoriche. La conseguenza immediata è che le relazioni di parentela fra i membri della popolazione non sono uguali e che i membri di alcuni gruppi possono essere più imparentati fra loro di quanto non lo siano con il resto della popolazione. Per semplificare, si può supporre la popolazione suddivisa in tante sub-popolazioni, o gruppi, in ciascuno dei quali gli accoppiamenti avvengono a caso. La casualità degli accoppiamenti nell ambito dei gruppi, a causa della loro relativa grandezza, non impedisce il genetic drift (cambiamento delle frequenze geniche nel corso delle generazioni per effetto del campionamento). Il variare delle frequenze geniche comporta anche una variazione nella distribuzione dei genotipi: la tendenza, in generale, è verso un aumento degli omozigoti e una corrispondente diminuzione degli eterozigoti, così come avviene negli accoppiamenti consanguinei. Però le frequenze geniche nell intera popolazione non cambiano poiché si deve ritenere che nel complesso non vi sia variazione assoluta delle frequenze, ma solo relativa nell ambito dei gruppi: nell intera popolazione, invece, cambia la distribuzione dei genotipi. Se non c è dominanza, è evidente che se gli eterozigoti hanno esattamente il valore intermedio degli omozigoti e i geni hanno effetto additivo, la media dell intera popolazione non cambia per effetto della sua suddivisione in gruppi; in altre parole, in mancanza di dominanza, la presenza di un determinato coefficiente di consanguineità nella popolazione non ne sposta la media, come si era già messo in evidenza per una popolazione panmitica.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini