SEZIONE B

B 162 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA E ZOOTECNIA Valutiamo ora di seguito l effetto dell accoppiamento fra individui di razze diverse. Incrocio industriale o di prima generazione. Individui appartenenti a due diverse razze sono accoppiati con la finalità di utilizzare la prole per avere un reddito immediato (macello) e non per la riproduzione; questa forma è impiegata negli allevamenti di bovini, suini e ovini. L esempio più noto nell allevamento bovino riguarda l incrocio delle vacche da latte non utilizzabili per la Quota di Rimonta con tori da carne (vacche di razza Frisona o Bruna con tori Piemontese, Charolaise, Chianina, Romagnola, ecc.): tutti i soggetti di prima generazione così ottenuti sono sfruttati per la produzione della carne. Altri esempi che riguardano i bovini sono quelli relativi all uso di tori di razze specializzate da carne (Chianina, Marchigiana, Limousine, Charolaise, Romagnola) su vacche di razze rustiche (Maremmana, Podolica) o in paesi tropicali su razze zebuine. Questo tipo di incrocio sfrutta la rusticità e la capacità di adattamento a condizioni ambientali difficili, acquisite nel tempo dalle razze materne, e ne migliora la produttività della carne grazie alle caratteristiche della razza paterna; importante in questo tipo di accoppiamento è la valutazione della combinabilità delle razze. In suinicoltura le prime esperienze italiane sono state quelle relative agli incroci fra il verro Large White e la scrofa Cinta Senese oppure Romagnola, ottenendo i c.d. tramacchiati. Attualmente, in azienda viene praticato l incrocio Landrace 3 LW, Duroc 3 LW; l uso della LW come femmina è dovuto soprattutto all elevata prolificità e attitudine materna. In avicoltura, ai fini della produzione della carne e delle uova, si faceva ricorso all incrocio industriale oggi sostituito nella pratica dalla produzione dei c.d. ibridi eterotici ottenuti da industrie specializzate in queste attività, con l impiego di incroci multipli, meticciamento e selezione (®Avicoltura). Incrocio a rotazione. Forma utilizzata per la prima volta da Winters nel Minnesota, su suini Poland China, Duroc e Chester White, può essere di tre tipi. Incrocio alternato fra due razze (crisscrossing): la F1 ottenuta dall incrocio fra le razze A e B viene, a sua volta, reincrociata con la A; la prole così ottenuta è incrociata con B e via di seguito con alternanza fra A e B. Poco impiegato, ha la finalità di ottenere prodotti che presentino caratteri intermedi fra le due razze di partenza. Si conosce anche una forma di incrocio alternato irregolare, come quello utilizzato in Normandia partendo da giumenta normanna e stallone purosangue inglese: le femmine della F1 (anglo-normanne), se accoppiate allo stallone purosangue, danno soggetti di tipo meso-dolicomorfo, mentre con lo stallone normanno danno soggetti tendenti di tipo meso-brachimorfo; a seconda del prodotto che si vuole ottenere, si procede con il medesimo sistema accoppiandole con soggetti aventi diverse frazioni di sangue. Incrocio a rotazione fra tre razze: dall incrocio fra le razze A e B si ottiene la F1 che è utilizzata per l incrocio con la razza C ; la prole incrociata con la A, la nuova discendenza con la B, la successiva prole con la C, ecc. Incrocio a rotazione fra quattro razze: segue lo stesso schema di cui al caso precedente. Nelle varie forme di incrocio a rotazione vengono generalmente utilizzate le sole femmine meticce, ai fini dell allevamento, accoppiate a maschi di razza pura, così che l allevatore deve procurarsi soltanto questi ultimi conseguendo anche un discreto risparmio economico. I soggetti ottenuti naturalmente avranno una maggiore somiglianza con l ultima razza utilizzata.

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BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini