2.7.1 Struttura primaria del fusto

B 26 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - CELLULE, PIANTE, COLTURE L organizzazione è tale per cui il meristema apicale genera, oltre al fusto, anche le sue appendici, le foglie e i rami. L organizzazione del germoglio è molto diversa nelle dicotiledoni e nelle gimnosperme rispetto a quella delle monocotiledoni. Nelle dicotiledoni la struttura adulta è costituita da fusti con internodi e nodi, dai quali emergono le foglie che sono portate da piccioli; nelle monocotiledoni le foglie sono sessili e di fatto il fusto è costituito dal naturale prolungamento delle lamine fogliari. La crescita delle appendici laterali dipende dalla interazione con l accrescimento della gemma apicale: il fenomeno della dominanza apicale fa sì che, finché la gemma apicale è vitale, la crescita delle appendici laterale sia inibita. Piante con forte dominanza apicale acquistano una forma a cono, viceversa una scarsa dominanza apicale produce un aspetto a ombrello. L apice del germoglio è costituito e si accresce grazie al tessuto meristematico apicale. Le cellule in divisione sotto l apice si organizzano in bozze fogliari e all ascella della attaccatura della foglia in primordi dei rami. Procedendo in senso basipeto, le cellule si distendono e si differenziano nei tessuti adulti. 2.7.1 Struttura primaria del fusto. La struttura del fusto è diversa in dicotiledoni e gimnosperme da una parte e monocotiledoni dall altra. Nelle prime il fusto è organizzato in una zona nodale, da cui emergono i piccioli delle foglie, e in una zona internodale. In generale il fusto in sezione è organizzato, al pari della radice, in due anelli concentrici, il più esterno dei quali prende il nome di corteccia e il più interno di cilindro centrale o stele. Tutto il corpo primario del germoglio, e quindi anche il fusto, è ricoperto da una epidermide. Sotto l epidermide vi sono alcuni strati di tessuto parenchimatico corticale che è differenziato in parenchima clorofilliano finché la luce riesce a penetrare. Nelle zone più profonde, dove non arriva la luce, il parenchima si differenzia in un parenchima di riserva. Lo strato più interno della corteccia è costituito da un endoderma che acquista una struttura ben organizzata e differenziata solo nei fusti sotterranei o acquatici (rizomi). Immerso nel parenchima corticale verso l esterno si differenzia un tessuto meccanico: la presenza all esterno del tessuto meccanico è in accordo con la necessità del fusto di resistere a sforzi prevalentemente flessionali. Il tessuto meccanico è costituito da un collenchima o, negli organismi in cui non è previsto un accrescimento in spessore, da uno sclerenchima. Il cilindro centrale inizia con il periciclo; all interno la struttura è riempita da un parenchima midollare all interno del quale sono immersi i fasci conduttori (formazioni ovalari), nella parte interna dei quali è disposto il legno e all esterno il libro (per questo motivo si dicono collaterali ). Nelle dicotiledoni e gimnosperme i fasci conduttori, nelle zone internodali, sono disposti in modo regolare lungo una circonferenza e la struttura prende il nome di eustele. Nei nodi i fasci si riuniscono e danno origine alle tracce fogliari che vanno nelle foglie. In queste piante i fasci conduttori sono detti aperti in quanto tra legno e libro permane un tessuto meristematico che darà origine all accrescimento in spessore. Nelle monocotiledoni le foglie emergono da tutto il fusto e i fasci conduttori sono praticamente delle tracce fogliari così che appaiono disposti disordinatamente lungo una spirale: tale struttura prende il nome di atactostele. I fasci delle dicotiledoni, che non hanno una struttura secondaria e quindi non conservano il cambio, sono detti chiusi.

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini