3.1.1 Competizione in coltura pura

B 38 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - CELLULE, PIANTE, COLTURE Nella maggior parte delle situazioni le piante appartenenti alla stessa specie, o a specie diverse, interagiscono tra loro in maniera passiva, detta competizione, originata dalla necessità per ciascuna pianta di assicurarsi spazio, acqua, luce ed elementi minerali. Nelle colture miste e nelle comunità naturali esiste anche un altro tipo di interferenza, legata al rilascio da parte delle piante o dei loro residui di sostanze chimiche che influenzano negativamente la crescita delle piante di altre specie. Questo tipo di interazione, definita allelopatia, viene vista con un certo interesse quale potenziale mezzo di lotta biologica alle erbe infestanti. 3.1.1 Competizione in coltura pura. Nelle colture ordinarie le singole piante dispongono di spazio e risorse di norma insufficienti a garantirne la crescita ai massimi livelli, in quanto si vengono a instaurare fenomeni di competizione per le risorse tra le piante appartenenti alla stessa specie (competizione intraspecifica). La crescita di un individuo all interno di una coltura pura è controllata dalla combinazione della dimensione potenziale che la pianta è in grado di raggiungere in assenza di condizioni limitanti (w 5 biomassa secca individuale, g per pianta) e della densità di investimento o fittezza (di 5 densità di investimento, numero di piante per m2). Durante la prima fase di crescita di una coltura ogni individuo cresce isolato e i fenomeni di competizione sono sostanzialmente assenti. Con il procedere della crescita la competizione tra piante vicine inizia a manifestarsi in quanto lo spazio e le risorse disponibili per ciascun individuo diventano via via più scarsi. Il momento del ciclo in cui la competizione inizia e l intensità dei fenomeni competitivi sono influenzati dalla fittezza, in quanto lo spazio disponibile per ogni pianta (1/di ) diminuisce al crescere del numero di individui per unità di superficie di terreno. Il peso di un individuo raggiunge il suo valore potenziale e si mantiene indipendente dalla fittezza finché lo spazio a disposizione rimane sufficiente a garantire l accrescimento massimo. Non appena lo spazio a disposizione per ciascun individuo diventa insufficiente a soddisfare tutte le esigenze della pianta, le piante vicine iniziano a competere per le risorse e il peso massimo che ogni pianta può raggiungere diventa funzione della fittezza. In presenza di competizione, il legame tra w e fittezza di è espresso dalla relazione empirica: w 5 a ? di 23/2 dove: a è un fattore di proporzionalità legato alla specie, all ambiente e alle condizioni di coltivazione e l esponente (2 3/2) corrisponde al rapporto tra il costo energetico per il mantenimento della pianta (proporzionale al volume occupato dalla pianta) e le risorse ambientali disponibili (proporzionale alla superficie occupata). In situazioni reali, dunque, il peso raggiungibile da un singolo individuo non può superare quello indicato dalla relazione per una data fittezza, a meno che non si verifichi una contemporanea diminuzione della fittezza per fenomeni di diradamento delle piante, sia artificiali (diradamento) sia naturali (autodiradamento). L autodiradamento interessa le piante nate in ritardo o da organi di propagazione poco vigorosi. Quelle piante svantaggiate, essendo meno capaci di utilizzare le risorse disponibili a causa della ridotta superficie fogliare, della taglia bassa e dello scarso sviluppo dell apparato radicale, non sono in grado di competere efficacemente con le piante vicine di taglia maggiore. Se la pressione competitiva raggiunge valori molto elevati, le piante svantaggiate possono soccombere, con il risultato di liberare spazio e risorse a vantaggio delle piante più

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini