3.1.2 Competizione in colture consociate.

FISIOLOGIA DELLA COLTURA B 39 competitive che possono così raggiungere dimensioni maggiori. Il legame tra fittezza e peso degli individui, sempre valido da un punto di vista teorico, è soggetto a variazioni quantitative piuttosto ampie, in relazione alla disposizione delle piante sul terreno e alle caratteristiche di plasticità morfologica della specie. La competizione è minima quando la disposizione delle piante è equidistante, condizione realizzabile con la semina a spaglio, con l impianto esagonale (o a settonce), nel quale le piante vengono disposte ai vertici di un triangolo equilatero oppure con quello a quinconce (piante disposte ai vertici di un triangolo isoscele). Molto spesso la disposizione delle piante sul terreno è asimmetrica, con piante molto ravvicinate in alcune direzioni ed eccessivamente distanti in altre. Esempi di distribuzione asimmetrica sono la semina a quadrato (piante ai vertici di un quadrato), la semina a file (o a rettangolo), nella quale l asimmetria è tanto maggiore quanto più distanti sono le file, la semina a file binate, nella quale le piante vengono disposte non in file uniche, ma in file doppie (le bine) e la semina a postarella, nella quale le piante vengono poste a gruppi ben distanziati formati da 3-5 individui. A parità di condizioni esterne, la competizione intraspecifica è legata alla plasticità morfologica della specie, vale a dire alla capacità delle piante di adattarsi alle variazioni di spazio disponibile. La capacità di ramificare o di accestire (cioè di produrre germogli basali) è la proprietà di base che conferisce plasticità morfologica, consentendo di distinguere le specie coltivate in tipi a fittezza elastica, per le quali l optimum di fittezza è molto ampio, e tipi a fittezza rigida, per le quali l optimum di fittezza è piuttosto stretto. 3.1.2 Competizione in colture consociate. Secondo l ipotesi generale, conosciuta come ipotesi di Gause, la competizione tra individui appartenenti a due specie diverse (competizione interspecifica) è nulla se queste occupano nicchie ecologiche distinte, ovvero se utilizzano risorse differenti e tra loro non esistono rapporti di predazione o parassitismo. Nel caso delle consociazioni, il concetto di nicchia ecologica trova scarsa rispondenza in quanto, se si escludono le leguminose (le uniche piante di interesse agrario a utilizzare l azoto atmosferico grazie alla simbiosi con i batteri azotofissatori), tutti i vegetali superiori dipendono dalle stesse risorse primarie: radiazione, anidride carbonica, acqua e nutrienti del terreno. Limitando l osservazione alle consociazioni formate da due specie, o binomi, la situazione più vantaggiosa si osserva quando la produzione di entrambe le specie in consociazione supera la produzione delle due colture pure (stimolo reciproco). Questa situazione è in realtà molto rara e, quando lo stimolo esiste, di solito riguarda una soltanto delle due specie. Meno vantaggiosa rispetto alle precedenti, ma comunque sempre positiva, è l interferenza parziale. In questo caso le due specie fanno registrare in consociazione produzioni sempre inferiori a quelle raggiunte in coltura pura, ma la produttività del binomio supera sempre quella media delle due colture pure. Si parla di interferenza neutra quando la competizione tra le piante di specie diverse compensa esattamente quella tra le piante di una stessa specie. La produzione del binomio è quindi esattamente uguale alla produzione media delle due colture pure. L interferenza tra le due specie è negativa (interferenza negativa), quando il calo di produzione di una o di entrambe le specie è più che proporzionale rispetto alla percentuale di presenza nella consociazione, tanto che il binomio risulta meno produttivo rispetto alla media delle due colture pure. B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini