3.3.3 Vernalizzazione

FISIOLOGIA DELLA COLTURA B 49 3. piante longidiurne: sono inibite alla fioritura quando il periodo di oscurità supera una certa lunghezza critica e possono fiorire sotto illuminazione continua. Comprendono, generalmente, specie originarie di latitudini medie ed elevate. Lo stimolo fotoperiodico è trasmesso agli apici vegetativi attraverso l azione del fitocromo, pigmento presente in due forme isomeriche, la forma Pr, che presenta il picco principale di assorbimento della radiazione nella regione del rosso (lunghezza d onda, l 5 660 nm) e la forma Pfr con il picco di assorbimento nella regione del rosso lontana (l 5 730 nm). Durante il giorno la forma Pr assorbe la radiazione rossa e si converte rapidamente nella forma Pfr. Di notte, in assenza di radiazione rossa, la forma Pfr si converte lentamente nella forma Pr. Il Pfr è l isomero biologicamente attivo, nel senso che lo stimolo fotoperiodico in una pianta fotosensibile viene inibito da concentrazioni di Pfr superiori a una determinata soglia. Affinché si abbia stimolo fotoperiodico la durata del periodo di buio deve essere sufficiente (nelle brevidiurne) o insufficiente (nelle longidiurne) a far scendere la concentrazione del Pfr al di sotto del valore soglia richiesto per inibire la differenziazione degli apici vegetativi (fotoperiodo critico). Il processo è di tipo cumulativo, per cui occorre che il fotoperiodo critico venga raggiunto ripetutamente per periodi piuttosto prolungati (settimane). La durata del fotoperiodo critico non è costante, ma varia in funzione della specie e della varietà, per cui la qualifica longidiurna o brevidiurna non coincide con il concetto astronomico di durata del periodo di illuminazione (cioè giorno lungo 5 illuminazione . di 12 ore). Infatti, alcune specie longidiurne fioriscono con durate del periodo di illuminazione più brevi di 12 ore, mentre alcune brevidiurne rispondono a durate superiori alle 12 ore. 3.3.3 Vernalizzazione. Per vernalizzazione s intende il fenomeno fisiologico della induzione florigena esercitata dal freddo su alcune piante biennali che non salgono a fiore finché non hanno ricevuto una stimolazione provocata dalle basse temperature. Le piante di questo tipo sono dette criofile e il loro comportamento biennale è determinato proprio dal loro fabbisogno di freddo, per cui non fioriscono se non dopo aver attraversato l inverno. Esempi di piante criofile sono il frumento tenero, la segale, la carota, la barbabietola, numerose specie arboree da frutto (melo, pero, ciliegio). Il meccanismo biochimico della vernalizzazione non è del tutto chiaro. Lo stimolo può verificarsi in qualsiasi momento della fase vegetativa della pianta, anche nel seme in germinazione, ed è di tipo cumulativo poiché è richiesto un periodo abbastanza prolungato di basse temperature perché l effetto si manifesti. Entro certi limiti il meccanismo è reversibile: l esposizione ad alte temperature (.30 °C per il frumento) può, infatti, determinare la regressione dello stimolo induttivo (devernalizzazione). Le temperature attive per la vernalizzazione sono quelle prossime agli 0 °C, ma l effetto è tipicamente non lineare. Come per il fotoperiodismo, le esigenze di vernalizzazione delle colture possono essere estremamente variabili, con l esistenza all interno di una specie di tipi indifferenti (detti alternativi o primaverili) e di tipi a risposta obbligata (detti non alternativi o invernali). 3.4 Ripartizione della biomassa. Gli organismi vegetali sono caratterizzati da notevole plasticità morfologica, dovuta alla presenza nella pianta di numerosi centri meristematici, tutti capaci di accrescersi e svilupparsi. La sequenza delle fasi fenologiche modifica i rapporti quantitativi tra i diversi centri meristematici della pianta, con B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini