3.3 Conservazione della variabilità genetica

B 90 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE Il quadro così delineato è venuto precisandosi con decenni di ulteriori ricerche, ma è ancora valido nelle sue grandi linee. Piuttosto, rispetto a Vavilov, è bene precisare i concetti di fondo. Innanzitutto non esiste stretto rapporto fra localizzazione dei progenitori selvatici, area di addomesticamento e area di diversificazione. Quindi, il ritrovamento di una grande varietà di forme di una pianta in un dato territorio non assicura che la pianta abbia avuto lì la sua origine. La specie coltivata può, infatti, essere uscita dalla vera area di origine (centro genetico primario), trovando un nuovo ambiente in cui si genera nuova variabilità e si esprime una più ampia diversità di forme (centro genetico secondario). Per esempio, i frumenti esaploidi, formatisi in Asia Minore, emigrando verso est (Asia centrale), hanno trovato condizioni per differenziare numerosi nuovi tipi. interessante osservare che i centri genetici si situano spesso in regioni montagnose di zone tropicali o subtropicali dove la diversità dei microclimi e l isolamento dovuto all orografia facilitano l accumulo di mutanti favorevoli per la sopravvivenza delle singole popolazioni. 3.3 Conservazione della variabilità genetica. Lo sviluppo di efficienti programmi di miglioramento genetico presuppone il ricorso alle riserve di geni rappresentate dai centri primari e secondari, ma anche dalle innumerevoli situazioni nelle quali la combinazione di pressioni ambientali e di scelte umane ha determinato occasioni di evoluzione. D altra parte la diffusione delle varietà migliorate mette in pericolo la conservazione di queste riserve. Genotipi altamente produttivi sostituiscono una moltitudine di miscugli locali su enormi superfici: il frumento e il riso della rivoluzione verde rappresentano il più evidente, ma non l unico esempio. Certo l affermazione delle nuove varietà coltivate (cultivar) è positiva, in quanto fornisce più cibo per l umanità e, in certa misura, comporta inevitabilmente un declino della variabilità disponibile. Dalle esigenze di rompere un processo a lungo termine dannoso si è sviluppata una strategia della conservazione che ha preso forza nella seconda metà del XX secolo, soprattutto sotto la spinta degli interventi della FAO, attraverso l IPBGR (International board for plant genetic resources) e gli istituti internazionali a esso collegati. Questa strategia si fonda sulla costituzione e sul mantenimento di collezioni e per la sua attuazione richiede una serie di precisazioni preliminari: scopo da raggiungere, area da esplorare, sede del mantenimento, metodi da usare, sistemi di informazione, usi. Si tratta, evidentemente, di considerazioni da farsi caso per caso, tenendo conto dell ambizione di realizzare un lavoro che sia il più completo possibile, ma anche degli inevitabili limiti di natura tecnica e finanziaria che si presentano. Inizialmente l attenzione si è rivolta alle piante di più larga diffusione in coltura, con lo scopo precipuo di fiancheggiare le attività di miglioramento genetico. Si è così realizzata la grande raccolta del VIR (Istituto di tutta l Unione per l industria delle piante con sede a San Pietroburgo), che supera le 200.000 entrate provenienti da tutto il mondo. Analoghe iniziative, di minori dimensioni, sono sorte in vari altri Paesi, anche indirizzate a gruppi di specie particolari (es. colture mediterranee all Istituto del Germoplasma di Bari; sorgo e miglio all ICRISAT in India, ecc.). proprio la gestione di queste collezioni a mettere in evidenza le difficoltà delle fasi successive alla semplice raccolta. Un problema immediato nasce dalla conservazione in vita dei materiali. Le piante, per lo più annuali e biennali, che si riproducono per seme possono essere conservate per periodi differenti come semi, ma periodicamente le riserve vanno rinnovate. Soprattutto per le specie allogame la riproduzione deve essere curata in modo da evitare sia inquinamenti sia aumento della consanguineità, che comunque nuocerebbero all identità delle popolazioni. Per molte specie perenni

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini