4.3 Struttura genetica delle colture

B 94 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE svantaggi, ma ovviamente implica un maggior impegno da parte del genetista. Si è spesso cercato di facilitare questa operazione attraverso la costruzione di indici che tengano conto insieme del peso economico che si attribuisce a ciascun carattere, dell ereditabilità, delle deviazioni standard e dei coefficienti di correlazione genetica e ambientale. La complessità del calcolo degli indici e l estensione degli errori con cui i vari parametri sono stimati, rendono poco pratico e impreciso il loro impiego, anche se essi possono comunque servire da guida e da controllo della selezione empirica. 4.3 Struttura genetica delle colture. A seconda della biologia riproduttiva della specie, ma anche dell ambiente in cui la coltura si colloca, va determinato quale struttura genetica debba assumere la popolazione da offrire agli agricoltori. Analogamente a quanto detto per gli obiettivi, anche qui la scelta è condizionata da motivi socio-economici (costo del programma di miglioramento, capacità tecnica di eseguirlo, possibilità di moltiplicare e diffondere il seme, accettabilità per l agricoltore e il consumatore finale) e biologici. Per quest ultimo aspetto, al di là dei limiti posti dal sistema riproduttivo, bisogna ricollegarsi alle considerazioni sulla stabilità ambientale: infatti, la struttura della varietà influenza fortemente l adattabilità alle variazioni dell ambiente. intuibile che un insieme di individui geneticamente diversi sia predisposto meglio di un insieme uniforme a tollerare una svariata gamma di situazioni climatiche e colturali, ma d altra parte una popolazione formata da un solo genotipo eccellente esprimerà potenzialità superiori quando allevata in condizioni opportune. 4.3.1 Costituzioni eterogenee. Prima dell introduzione nella pratica della selezione artificiale, i materiali coltivati erano tutti rappresentati da miscugli di individui che si riproducevano con fecondazione libera mantenendo un elevato grado di variabilità genetica. Ancora oggi popolazioni coltivate che presentano questo aspetto di eterogeneità sono ritenute convenienti per determinate specie o condizioni ambientali. Ecotipi. Sono le popolazioni formatesi come risultato di una risposta alla selezione naturale esercitata da una determinata situazione ambientale. Questa avrà favorito l espressione di caratteri di adattamento alle condizioni termiche e fotoperiodiche o di resistenza alle avversità climatiche e parassitarie, determinanti nel conferire alla popolazione la capacità di sopravvivere con successo nella zona. Anche se non sempre accompagnata da produttività o qualità elevate, la capacità di adattamento ambientale è in grado di incidere notevolmente sulla diffusione della coltura in nuove aree. Una prova di ciò si trova nell impiego che ancora oggi hanno nel nostro paese gli ecotipi di specie foraggere, come l erba medica: i loro nomi (Polesana, Friulana di Premariacco, ecc.) indicano talvolta origini in aree molto più ristrette di quelle in cui sono coltivati. Tali popolazioni sono destinate a scomparire dal mercato sementiero non rispondendo alle caratteristiche di uniformità richieste dai regolamenti, ma conservano un notevole interesse come materiale sul quale sviluppare i moderni programmi di miglioramento. Un recupero di forme locali di varie specie, che tuttavia non potrà avere che un estensione marginale, è oggi auspicato nell ambito di politiche agricole tese alla valorizzazione dei materiali tradizionali. Varietà da selezione massale. La selezione artificiale, applicata alle popolazioni locali e, successivamente, alle progenie di incroci opportuni, ha fornito, per molte specie allogame, le prime varietà migliorate. Queste trovano tuttora diffusione per colture o zone nelle quali, per motivi economici o tecnico-organizzativi, non risultano

SEZIONE B
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BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini