SEZIONE B

MIGLIORAMENTO GENETICO DELLE PIANTE B 95 proponibili costituzioni superiori per potenzialità produttive, ma più costose e più esigenti in cure colturali. Come procedura selettiva applicata alle popolazioni ha avuto primaria importanza la selezione massale, perfezionata poi attraverso la valutazione di famiglia. Le varietà così ottenute si differenziano dagli ecotipi per gli specifici obiettivi della selezione, che considerano principalmente quantità e qualità del prodotto, e per il livello di uniformità tra piante generalmente superiore. Il miglioratore infatti si pone, fra i criteri di scelta, un determinato tipo di pianta e quindi tende a fissare in condizioni omozigote i geni che contribuiscono a realizzarlo. Varietà multilinea. Anche applicando metodi di selezione spinta fino alla fissazione di linee pure, appare talvolta conveniente costituire popolazioni eterogenee. In particolare questo si propone per prevenire la diffusione di patogeni che si presentano con ceppi diversi. La varietà multilinea è costruita mescolando il seme di più linee fenotipicamente e genotipicamente simili, ma diversificate nella dotazione di geni per la resistenza alla malattia (es. frumento nei riguardi della ruggine bruna). Le singole linee si presentano quindi uguali per architettura della pianta, ciclo di maturità, qualità della granella, ma differenti per specifica risposta alle razze del fungo. Varietà sintetiche. Le varietà sintetiche si ottengono incrociando in tutte le combinazioni possibili un certo numero di componenti rappresentate, secondo i casi, da popolazioni selezionate oppure da linee più o meno omozigoti oppure da cloni. Comunque, i componenti devono essere scelti per attitudine alla combinazione generale accertata in opportune prove di incrocio ed essere mantenuti durante tutta la vita di commercializzazione della varietà per permettere di ricostituirla quando necessario. L aspetto interessante dell impiego delle varietà sintetiche consiste nella possibilità di estendere lo sfruttamento dell eterosi ai casi in cui la produzione di seme ibrido non risulti proponibile per ragioni biologiche (difficoltà di ottenere linee pure per la presenza di sistemi di autoincompatibilità o di elevati effetti depressivi conseguenti all inincrocio) o economiche (costi per la preparazione di seme F1 non compatibili con la redditività della coltura o con la potenzialità produttiva dell ambiente). Un ulteriore motivo di interesse delle sintetiche rispetto agli ibridi deriva dal fatto che l agricoltore può produrre il seme per impollinazione libera per una o più generazioni, senza le rilevanti flessioni produttive che si osservano volendo coltivare le generazioni derivate da ibridi F1. L ambito di successo delle varietà sintetiche riguarda le foraggere allogame da prato e da pascolo nelle quali, per le ragioni dette sopra, non risulta conveniente la diffusione del seme ibrido. Nel mais, dove lo sviluppo delle sintetiche è stato ampiamente studiato e ha condotto a un ampia serie di risultati di valore agronomico notevole, la loro adozione in coltura resta limitata ad aree agricole relativamente povere e arretrate. Varietà ibride. Benché spesso nell uso corrente con il termine ibrido ci si riferisca alla F1 di un incrocio tra due linee pure (A 3 B) e quindi a un materiale genetico perfettamente uniforme, nell ambito delle varietà ibride esistono anche costituzioni diverse, tutte caratterizzate da elevati livelli di eterozigosi, ma eterogenee nella composizione della popolazione risultante: ibridi semplici modificati, dove uno o entrambi i genitori sono il prodotto di incrocio fra linee affini come (AI 3 AII) 3 B; essi sono stati ideati per sfruttare la maggiore produzione di seme rispetto al portaseme linea pura, senza eccessiva perdita dei pregi dell ibrido semplice vero (eterosi e omogeneità massime); B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini