4.3.2 Costituzioni omogenee

B 96 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA VEGETALE ibridi a tre vie (A 3 B) 3 C, risultanti dalla combinazione tra un ibrido semplice (usato generalmente come portaseme) e una linea pura impollinante; ibridi doppi o a quattro vie (A 3 B) 3 (C 3 D), ottenuti per incrocio fra due ibridi semplici; ibridi popolazione 3 linea; ibridi popolazione 3 popolazione. Nei due ultimi casi le popolazioni parentali possono essere varietà locali o sintetiche. Via via, scendendo nell elenco, si ottengono costituzioni con base genetica crescente, che esprimono un sempre minore grado di eterosi. I tipi dotati di maggiore variabilità genetica trovano ragione di esistenza nel contenuto costo del seme F1 e nella possibilità di reimpiego del seme raccolto dall agricoltore: la loro collocazione, pertanto, va vista in ambienti agricoli piuttosto poveri. In tali situazioni può essere accettato anche il seme F2 di ibridi semplici o a tre vie. 4.3.2 Costituzioni omogenee. In questo ambito sono comprese le varietà costituite da individui con identico genotipo omozigote (varietà ottenute da selezione per linea pura o varietà monolinea) oppure con uguale genotipo eterozigote (ibridi semplici da incrocio tra linee pure e prodotti qualsiasi di incrocio moltiplicati per via vegetativa). Le costituzioni varietali omozigoti si realizzano solo nelle specie autogame. Le differenze tra varietà costituite da un solo genotipo o da una sola linea e quelle costituite da molti genotipi o più linee pure riguardano l adattamento e la stabilità delle varietà e l uniformità del prodotto ottenuto. Le varietà monolinea sono, in genere, meno adattabili e meno stabili delle varietà multilinea, ma forniscono un prodotto che in senso assoluto è più uniforme di quello ottenuto da varietà multilinea. a. Varietà monolinea. Costituiscono la base per la moderna coltivazione di molte specie (frumenti, orzo, avena, pisello, soia, ecc.). Nel passato le linee pure si sono estratte da varietà locali; in una seconda fase le popolazioni di partenza si costituiscono attraverso l incrocio fra due o più varietà, alcune già di alto valore agronomico, altre portatrici di singoli caratteri utili (es. resistenze). Le attuali varietà ottenute dalla selezione per linea pura presentano una base genetica molto stretta derivando da una pianta prodotto di diverse generazioni di autofecondazione e quindi omozigote per la maggior parte dei geni. L attenzione per la varietà monolinea si connette con le esigenze di uniformità prescritte dalle leggi sulle sementi e le preferenze del mercato per materiali che diano un prodotto omogeneo. b. Varietà ibride. In generale le varietà ibride sono quelle ottenute per incrocio di prima generazione fra due parentali che, a loro volta, possono essere costituiti da linee pure, ibridi o da altri tipi di popolazione. Di conseguenza si possono avere varietà ibride contraddistinte da elevata uniformità tra piante oppure altamente eterogenee. Storicamente il successo degli ibridi commerciali si aprì nel mais con l introduzione di tipi a quattro vie , cioè ottenuti per incrocio tra due ibridi semplici. La produttività degli incroci semplici portaseme e l abbondante dispersione di polline dell incrocio impollinatore permetteva, infatti, di avere il seme a costi accettabili. Con il miglioramento delle prestazioni delle linee, gradualmente si è diffusa la preferenza per formulazioni più semplici e in particolare per i due vie . Oggi sono questi ultimi a occupare gran parte della superficie a mais nelle maggiori aree maidicole, Italia compresa. A seguito del successo raggiunto nel mais, gli ibridi sono stati sperimentati e poi si sono diffusi in altre colture allogame, ma anche autogame o prevalentemente autogame

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini