SEZIONE C

C 14 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE il principio dell aratro talpa. La profondità cui possono essere posti i dreni varia tra 60 e 120 cm ed è dipendente dal tipo di terreno (più questo è compatto più profondo deve essere il dreno), dal tipo di coltura e dalla specifica attività agricola (es. profondità di lavorazione). Le interdistanze fra dreni paralleli possono variare dagli 8-12 m dei terreni argillosi ai 16-30 m dei terreni sabbiosi. Perché il sistema drenante funzioni adeguatamente, è opportuno conferire ai dreni una pendenza appropriata: generalmente queste variano tra lo 0,2 e lo 0,3%, ma non devono mai essere inferiori allo 0,1%. La disposizione dei dreni può variare a seconda delle esigenze. possibile installare linee drenanti localizzate solo nelle aree più bisognose di drenaggio, per esempio piccole aree umide all interno di aziende che non presentano problemi di ristagno idrico generalizzato, oppure installare linee di intercettazione , cioè dreni posti trasversalmente alla direzione di arrivo delle acque sottosuperficiali. Nella maggioranza dei casi, però, gli impianti di drenaggio nelle zone di pianura prevedono l installazione di dreni posti in parallelo, che sboccano in fossi di raccolta o in tubi collettori di maggiori dimensioni. In presenza di una certa differenza di quota tra un lato e il lato opposto dell appezzamento sottoposto a drenaggio, i dreni sono abitualmente posti nella direzione della pendenza superficiale, in modo da mantenere così una profondità relativamente costante. Con il drenaggio tubolare tutta l acqua meteorica (o quasi) deve passare per il terreno, a differenza di quanto accade con le varie sistemazioni superficiali in cui l acqua in eccesso viene allontanata anche favorendo lo scorrimento superficiale. Ne consegue che, se il terreno è poco permeabile, si possono formare delle aree più o meno ampie di ristagno superficiale temporaneo. Per questo motivo, significative limitazioni al funzionamento del drenaggio tubolare sono segnalate per ambienti a piovosità molto alta o concentrata in brevi periodi di tempo e in terreni pochissimo permeabili. D altro canto, il fatto che tutta l acqua debba passare attraverso il terreno, porta a un aumento della percentuale di pioggia efficace e quindi, a parità di altre condizioni, a un minore fabbisogno di acqua irrigua. Nei confronti del ristagno sottosuperficiale il drenaggio tubolare si rivela mediamente più efficace delle sistemazioni in quanto le scoline, pur esercitando anch esse azione emungente nei riguardi della falda, sono di solito poco profonde e troppo distanziate per reggere il confronto con i più fitti tubi drenanti (Fig. 1.7). Una serie di inconvenienti può compromettere la buona funzionalità di un sistema di drenaggio tubolare, come l occlusione degli sbocchi dei tubi nei canali raccoglitori da parte di vari animali, l intasamento dei tubi con terra fine, l occlusione delle fessure da parte delle radici delle piante o da incrostazioni, rotture e schiacciamenti dei tubi dovute alle cause più varie. 2 4 1 3 1 FIG. 1.7 Drenaggio tubolare: 1) dreni, 2) livello della falda prima del drenaggio, 3) livello della falda dopo il drenaggio, 4) franco di coltivazione.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi