8.1.2 Colture miglioratrici, depauperanti, rinettanti

C 142 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE t/ha 12 O Resa in granella FIG. 1.42 Rese di granella ottenute a Gandazzolo, su terreno argilloso, mediamente nel periodo 1975-79, in diverse condizioni di successione colturale, di concimazione e di irrigazione: O 5 rotazione ottennale: mais, frumento, bietola, frumento, medica, medica, medica, frumento; Q 5 rotazione quadriennale: mais, frumento, bietola, frumento; C 5 monocoltura continua di mais dal 1967 (elaborazione dei grafici su dati desunti dagli Annali del Consorzio di bonifica di secondo grado per il canale emiliano-romagnolo per il periodo 1975-79). O 8 Q Q C 4 C a - Asciutto b - Irriguo 0 0 120 240 360 0 Dosi di N 120 240 360 kg/ha 8.1.2 Colture miglioratrici, depauperanti, rinettanti. La conoscenza degli effetti provocati dalle colture sulle condizioni del terreno e, per riflesso, sulle altre specie vegetali, presenti o in rotazione, ha portato a classificarle in ragione degli effetti preponderanti secondo i noti gruppi di colture: 1. miglioratrici dello stato chimico e/o fisico del terreno o preparatorie ; 2. depauperanti o sfruttanti o liquidatrici; 3. rinettanti, cioé comprendendo nel primo gruppo quelle che lasciano il terreno in migliori condizioni fisiche e/o chimiche, per le colture seguenti, rispetto alla situazione antecedente la coltivazione; nel secondo gruppo quelle che lasciano invece il terreno in condizioni peggiori, in particolare per la disponibilità di elementi nutritivi; nel terzo gruppo quelle aventi particolari attitudini al contenimento della flora infestante le colture. L ordinamento colturale ideato in passato, per massimizzare l utilizzazione degli effetti di avvicendamento favorevoli, considera pertanto l alternarsi di colture miglioratrici, depauperanti e rinettanti secondo lo schema classico: coltura miglioratrice, coltura sfruttante, coltura miglioratrice rinettante, coltura sfruttante. evidente però che la definizione di una coltura come miglioratrice o depauperante o rinettante dipende dalle caratteristiche della pianta coltivata, ma anche o sopratutto dalle colture sulle quali vengono valutati gli effetti di avvicendamento e dalle tecniche agronomiche attuate nella coltivazione della specie della quale si considerino gli effetti sulle altre colture e delle specie che la seguono. Il raggruppamento delle colture in miglioratrici, sfruttanti e rinettanti aveva pertanto un più preciso significato nel passato quando la coltura di riferimento sulla quale venivano valutati gli effetti delle altre colture era normalmente il frumento, per la sua notevole importanza, e quando i mezzi tecnici impiegati nelle coltivazioni erano limitati e/o costosi, per cui minore era il loro impiego e più accentuati risultavano gli effetti di avvicendamento delle colture. In tale contesto era ampliamente motivato l attributo di rinettanti sia alle colture sarchiate, colture a file distanti che permettevano facilmente la sarchiatura e venivano sarchiate una o più volte, sia alle colture foraggere e ad altre (tipica la canapa), che per il taglio ripetuto e/o per la fittezza delle piante avevano una forte azione di competizione e di rinettamento verso le specie infestanti. L attributo

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi