SEZIONE C

C 154 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE Le condizioni necessarie per soddisfare le esigenze della consociazione, in particolare quelle relative all impiego dei prodotti diserbanti e alla meccanizzazione di tutti i lavori colturali, hanno determinato un forte regresso della consociazione nelle agricolture tecnicamente progredite, con elevato grado di chimicizzazione e meccanizzazione. In queste condizioni l interesse per la consociazione rimane nell ambito della foraggicoltura, dell orticoltura intensiva, dell arboricoltura, della selvicoltura, ma anche in questi settori esso ha subito una forte riduzione. Esempi di consociazioni in foraggicoltura. Prati oligofiti (trifoglio ladino e lo- iessa; erba medica o trifoglio pratense con una graminacea da prato come loiessa, erba mazzolina, festuca pratense, festuca arundinacea, bromo catartico). Frumento con talune leguminose da prato (erba medica, trifoglio pratense, lupinella, sulla) nella cosiddetta bulatura . Prati polifiti. Erbai con consociazione di specie leguminose e graminacee come: avena e veccia; avena, veccia, pisello; avena, veccia, favino; avena, veccia, trifoglio alessandrino; loiessa, veccia, trifoglio incarnato; ecc. Esempi di consociazioni in orticoltura. Pomodoro con cipolla, cavolfiore, cavolo verza, patata, indivia, lattuga, scarola, finocchio. Patata con cavolfiore, fagiolo, pisello. Cavolfiore con pomodoro, patata, melanzana, finocchio, scarola, lattuga. Cipolla con patata, spinacio, sedano, lattuga. Ravanello e lattuga. Sedano con aglio, spinacio, cavolo, pisello, ravanello, lattuga. Questi e vari altri esempi che si possono fare hanno interessato l orticoltura intensiva negli orti classici e hanno via via perso di importanza fino a non interessare più passando all orticoltura meno intensiva, o di pieno campo, per i motivi già esposti. Esempi di consociazioni tra colture erbacee o orticole. Oltre a quelle già ri- cordate per le colture foraggere, altre erano tipiche in passato come: mais e fagiolo nano, mais e zucca, patata e bietola da zucchero, frumento e segale, diverse varietà di frumento. Queste e/o altre consociazioni non sono più compatibili con le esigenze delle agricolture tecnicamente progredite, ma la consociazione tra specie erbacee conserva ancora tutto il suo interesse nelle agricolture dei Paesi tecnicamente non evoluti, che possono contare su larga disponibilità di manodopera a basso costo. Esempi di consociazioni tra colture arboree. Consociazioni tipiche del passato erano: olivo e vite, olivo e mandorlo, vite e olmo o acero o pioppo come tutori, vite e mandorlo, frutteti misti come melo e pero, olivo e agrumi. Come si è già detto per le consociazioni erbacee, tutte queste e altre consociazioni non hanno oggi interesse nelle agricolture progredite, dove invece conservano la loro importanza le consociazioni con cv. impollinanti e a volte ancora quella mista tra specie arboree e specie erbacee nel periodo iniziale di formazione della coltura arborea, ma in certi casi anche negli anni successivi dove è possibile un orticoltura più o meno intensiva. Tra le consociazioni che hanno obiettivi particolari sono da ricordare quelle fra colture e piante da ombra di zone a basse latitudini con forte insolazione.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi