9.2 Diffusione delle piante infestanti

CONTROLLO DELLE PIANTE INFESTANTI C 159 Le piante parassite provocano un danno diretto e uno indiretto: il primo è legato alla sottrazione di materiale nutritivo alla pianta ospite, che non è quasi mai in grado di sostenere contemporaneamente il proprio sviluppo e quello del parassita; il danno indiretto è dovuto al fatto che il parassita è legato all ospite anche per il processo di escrezione, poiché riversa i propri metaboliti nei suoi vasi conduttori, potendo così causare fenomeni di tossicità. A seconda del grado di dipendenza del parassita dalla pianta ospite, possiamo distinguere specie oloparassite ed emiparassite: le prime sono prive di pigmenti fotosintetici e sono quindi incapaci di fissare la CO2 atmosferica; per questo motivo sono indissolubilmente legate all ospite per la propria sopravvivenza (es. orobanche). Le specie emiparassite, invece, sono in grado di fotosintetizzare in misura più o meno elevata ma, mancando delle radici, sono costrette a impiantarsi sull ospite per trarne i materiali grezzi da elaborare (es. Viscum album). 9.2 Diffusione delle piante infestanti. La diffusione delle piante infestanti può avvenire per seme (via gamica o sessuale) e per parte di pianta (via agamica o vegetativa); la prima è prevalente e varia in funzione della specie e delle condizioni pedoclimatiche; vi sono piante che isolate, non in competizione, possono produrre da poche migliaia di semi (Stellaria media, Galium aparine) a molte migliaia (Amaranthus retroflexus, Papaver rhoeas). Il quantitativo di semi dipende dall entità della competizione con altre piante, sia coltivate che spontanee; in linea di massima maggiore è la distanza di una pianta dalle altre, maggiore è la sua capacità produttiva. La diffusione del seme può essere naturale o antropica; la prima può avvenire tramite il vento (specie anemocore), l acqua (idrocore), gli insetti (entomocore) e gli animali (zoocore); la seconda tramite l uomo e le sue attività. Le malerbe anemocore sono favorite dalla presenza nei loro semi di pappi (es. Taraxacum officinalis), tomenti, ali (es. Rumex spp.). Le malerbe idrocore hanno generalmente semi in grado di galleggiare e dotati di una vitalità capace di resistere alla loro immersione in acqua (es. Convolvulus arvensis). La diffusione delle malerbe zoocore è favorita dalla conformazione del seme; quelli dotati di uncini, spine, reste e membrane mucillaginose possono essere facilmente trasportati dal mantello degli animali, mentre, se il loro tegumento esterno è particolarmente coriaceo e resistente ai succhi gastrici degli animali, questi, ingerendoli possono trasportarli anche a lunga distanza. Vi sono alcune malerbe, soprattutto quelle appartenenti alla famiglia delle Cucurbitaceae, che sono autodisseminanti in quanto capaci di proiettare a distanza i propri semi. La diffusione delle malerbe per via antropica non è meno importante di quella naturale; si attua principalmente con il commercio e, in particolare, con l importazione della semente, che può contenere semi di erbe infestanti che maturano contemporaneamente rispetto alle piante coltivate. La legislazione italiana fissa rigidamente la soglia di contenuto dei semi infestanti nella semente pura e certificata. L uomo favorisce la diffusione dei semi anche per mezzo della macchina di raccolta e, in particolare, della mietitrebbia. Molto importante per la sopravvivenza di un seme è la sua dimensione. In linea di massima più è grosso il seme, maggiore è lo sviluppo iniziale della plantula e maggiore è la competizione iniziale che svolge. Infatti la dimensione del seme determina sia l allungamento dell ipocotile, e quindi la capacità della plantula di emergere anche da profondità notevole, sia la dimensione del cotiledone, che nei primi stadi dopo l emergenza assicura lo sviluppo della plantula. Generalmente esiste una proporzione inversa tra grandezza e numero dei semi prodotti per pianta. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi