9.3 Danni causati dalle piante infestanti

CONTROLLO DELLE PIANTE INFESTANTI C 163 9.3 Danni causati dalle piante infestanti Danno quantitativo. Le piante infestanti, nonostante la lotta che si esegue con alacrità e impegno contro di esse, causano annualmente nel mondo un abbassamento di produzione delle colture agrarie di circa il 10% rispetto a quella potenzialmente ottenibile. Tale perdita è nettamente superiore nei paesi ad agricoltura poco sviluppata e più popolati rispetto a quelli ad agricoltura avanzata e meno popolati influenzando così, nei primi, le già carenti disponibilità alimentari. In Italia si può considerare che, senza l eliminazione delle piante infestanti, la produzione di frumento, soia e girasole diminuirebbe di circa il 20-30%, quella del mais del 30-35%, quella del riso del 40% e quella della barbabietola da zucchero del 60-70%. I danni che le medesime erbe infestanti possono causare alle colture agrarie sono diversi: il danno, infatti, è legato alle differenti condizioni pedologiche e climatiche in cui si svolge la competizione oltre che al tipo di malerba e di coltura. Danno qualitativo. Il danno qualitativo causato dalle piante infestanti consiste nell inquinamento degli alimenti, nel peggioramento delle loro qualità intrinseche, nell inquinamento genetico e meccanico della semente. 9.3.1 Inquinamento alimentare. L inquinamento degli alimenti si può verificare durante le operazioni di raccolta, cioè quando non è possibile separare la produzione delle piante coltivate da quella delle piante infestanti. Ciò è tanto più frequente quanto più la dimensione e la forma di frutti, foglie e semi della pianta coltivata sono simili a quelle delle piante spontanee. Per esempio, l olio di colza può contenere acido erucico, assente nei semi della coltura, se deriva da coltivazioni infestate da senape selvatica, i cui semi ne sono molto ricchi (dal 35 al 40%); anche le foglie di spinacio raccolto a macchina possono essere miste a quelle simili di altre specie tossiche, quali stramonio (Datura stramonium) e cicuta (Conium maculatum). Allo stesso modo, i panelli di colza non sono utilizzabili per l alimentazione del bestiame quando contengono in quantità elevata i glucosinolati, composti solforati presenti in misura ridottissima nelle nuove varietà dell oleifera, ma in quantità elevata nei semi di alcune crocifere infestanti. 9.3.2 Inquinamento della semente. L inquinamento della semente può essere genetico o meccanico. genetico quando alcune piante spontanee possono impollinare piante coltivate della stessa specie destinate alla produzione del seme; questo subisce un inquinamento genetico che potrebbe escluderne la certificazione di purezza. Molto frequente è il caso di inquinamento genetico all interno della stessa specie, causato da semi di piante coltivate caduti nel terreno negli anni precedenti. Generalmente si tratta di semente che, originariamente ibrida, per la disgiunzione di caratteri, ha perso le caratteristiche originarie e quindi ha un ridotto valore commerciale e può essere inquinante della coltura stessa. il caso del girasole e della barbabietola che permangono vitali nel terreno per molti anni. L inquinamento meccanico della semente si ha durante la cernita che è resa difficile dalla contemporanea presenza del seme di alcune piante infestanti e piante coltivate con dimensioni e peso simili. Molto frequente, soprattutto nel riso importato, è la presenza di riso crodo misto a quello coltivato che crea problemi di difficile soluzione. La legge sul commercio delle sementi vieta la presenza di semi di infestanti nei lotti di quelle coltivate: l erba medica deve essere esente da cuscuta, il frumento da avena selvatica, la lupinella da sanguisorba, il trifoglio alessandrino da cicoria e così via. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi