9.5.3 Pirodiserbo

CONTROLLO DELLE PIANTE INFESTANTI C 169 9.5.3 Pirodiserbo. Il pirodiserbo consiste nell eliminare le piante infestanti con il fuoco o, in genere, con le alte temperature. La fiamma, nelle condizioni operative con cui si attua il pirodiserbo, non deve necessariamente bruciare le parti vegetali delle infestanti, ma provocare un surriscaldamento che danneggi le cellule delle piante trattate. L ebollizione dei liquidi cellulari, infatti, determina la rottura della membrana cellulare per l espansione del plasma e la coagulazione delle proteine. In questo modo viene a mancare per la pianta la possibilità di nutrimento a causa dell interruzione del flusso intercellulare; di conseguenza, per la rapida evaporazione causata dalla rottura della cuticola, la pianta muore entro due o tre giorni. L azione del pirodiserbo è in funzione della velocità di avanzamento della macchina che varia da 300 a 3.000 m/ora: maggiore è la velocità, più elevato è il rischio di causare solo l appassimento temporaneo delle malerbe, ma non la loro devitalizzazione. Se le malerbe si trovano allo stadio di plantula è sufficiente per la loro devitalizzazione la permanenza della fiamma sopra di loro per 1/10 di secondo a 90-95 °C, mentre a uno stadio avanzato è necessario 1 secondo a 110 °C di temperatura. Le malerbe presentano sensibilità diversa all azione del fuoco: le dicotiledoni sono più sensibili al calore rispetto alle monocotiledoni, soprattutto se queste sono in accestimento. Anche le caratteristiche morfologiche delle malerbe influiscono sull efficacia del pirodiserbo che può diminuire per la presenza di peli, strati cerosi nelle foglie, rizomi, stoloni e bulbi. Dal momento che la maggior parte delle piante è più sensibile al calore quando si trova nella fase iniziale di sviluppo, e cioè allo stadio di una o due foglie vere, il pirodiserbo può essere impiegato vantaggiosamente per eliminare le malerbe nate sui letti di semina preparati in anticipo o prima che la coltura seminata sia fuoriuscita dal terreno. Il pirodiserbo trova applicazione per il controllo delle malerbe negli interfilari di colture arboree, quali la vite, e in genere nell interfila di colture seminate o trapiantate ben distanziate (es. mais) e nell erba medica per eliminare la cuscuta; può trovare applicazione pratica anche per l eliminazione di malerbe su canali, parchi, giardini e bordi di strade. 9.5.4 Surriscaldamento di piccole superfici Apparecchiature a vapore acqueo. Mediante appositi generatori di calore che, passando sopra il terreno ne determinano l ebollizione per alcuni istanti, è possibile devitalizzare semi e organi di propagazione delle piante infestanti che si trovano più in superficie (fino a 10-15 cm). Bruciatura dei residui vegetali. La bruciatura di residui colturali quali paglia, stoppie, stocchi di mais, ecc., può devitalizzare parte dei semi di malerbe a essi frammisti o caduti sul terreno durante il ciclo della coltura o al momento della sua raccolta. La bruciatura dei residui colturali diminuisce il contenuto di semi vitali nel terreno, ma non ha alcuna influenza su quelli già interrati. Inoltre, se i semi di molte specie vengono devitalizzati, la germinazione di quelli duri è favorita dall azione del calore sul tegumento esterno. Considerando che il quantitativo di semi già presenti e germinabili nel terreno è di molte migliaia a metro quadrato, quelli vitali delle piante infestanti le colture di cui si bruciano le stoppie sono una piccola percentuale, che non giustifica quindi l operazione. In ogni caso, dal punto di vista agronomico, questa pratica è sconsigliabile per la perdita di sostanza organica che causa e si può prendere in considerazione solo nei casi in cui la coltura di cui si bruciano i residui sia stata molto infestata. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi