9.7.4 Classificazione dei diserbanti per gruppi chimici

CONTROLLO DELLE PIANTE INFESTANTI C 173 se diminuiscono la tensione superficiale della soluzione migliorandone l adesione alla vegetazione, stabilizzanti o emulsionanti se permettono una maggiore stabilità della miscela tra prodotto formulato e liquido solvente. Generalmente, per una distribuzione più uniforme dell erbicida sul terreno o sulla vegetazione, si rende necessaria la diluizione del formulato commerciale in acqua (da pochi a 600 litri a ettaro). Nel caso in cui la s.a. non sia solubile in acqua, può essere addizionata con solvente. Le più frequenti formulazioni nelle quali può essere contenuta la sostanza attiva diserbante sono le seguenti: bastoncino compressa emulsione acqua/olio emulsione olio/acqua gas (prodotto gassificabile) granuli (macro e microgranuli) granuli che si disperdono in acqua granuli incapsulati granuli solubili in acqua liquido emulsionabile liquido solubile pasta polvere bagnabile polvere solubile polvere disperdibile in olio sospensione concentrata sospensione in capsule. I principali erbicidi registrati in Italia in base al sito d azione o alla modalità d azione sono riportati nella Tabella 1.34. 9.7.4 Classificazione dei diserbanti per gruppi chimici. I diserbanti vengono suddivisi in gruppi chimici che comprendono composti simili per struttura molecolare della sostanza attiva e per meccanismo d azione (vedi, a puro titolo indicativo, la tabella riportata di seguito dove è proposta una sequenza di sostanze attive fra quelle ammesse, raggruppate per meccanismo di azione e famiglia chimica). Per facilitare la scelta degli erbicidi soprattutto in relazione al fenomeno dell insorgenza delle resistenze, l HRAC (Herbicide Resistance Action Committee Comitato di Azione sulla Resistenza agli Erbicidi) ha codificato ciascun meccanismo d azione con una lettera dell alfabeto (A, B, C, ecc.) e in alcuni casi, quando per un unico meccanismo d azione ci siano erbicidi che agiscono su diversi siti, sono stati creati anche dei sottogruppi identificati con lettera progressiva (per esempio, C1, C2, C3 nel caso degli inibitori della fotosintesi). La classificazione non si basa sulla valutazione del rischio di comparsa delle resistenze, ma permette di impostare un corretto piano di diserbo anche senza conoscere gli aspetti fisiologici relativi al meccanismo d azione dei principi attivi: basterà alternare e/o miscelare erbicidi contrassegnati da lettere diverse. TAB. 1.34 Classifica dei principali erbicidi ammessi in Italia in base al meccanismo d azione e alla famiglia chimica Gruppo HRAC A Meccanismo d azione Inibizione dell enzima Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) Famiglia chimica Sostanza attiva o principio attivo Arilossifenossi-propionati FOPs clodinafop-propargyl cyhalofop-butyl diclofop-metile fenoxaprop-P-etile fluazifop-P-butile propaquizafop quizalofop-P-etile Cicloesenoni DIMs cletodim cicloxydim profoxydim tepraloxydim tralkoxydim Fenilpirazoline DEN pinoxaden (continua ) C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi