9.10.3 Epoca d’intervento

C 178 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE elevate favoriscono un eccessiva evaporazione dello stesso. Un abbondante e violenta precipitazione subito dopo il trattamento può dilavare il prodotto dalle foglie prima che sia stato completamente assorbito. Questi trattamenti possono essere effettuati su tutta la superficie o localizzati su parte di essa, in corrispondenza della fila della coltura, completando poi l intervento con la sarchiatura dell interfila. 9.10.3 Epoca d intervento. L epoca di esecuzione del diserbo chimico viene distinta facendo riferimento allo stadio fenologico della coltura, senza tener conto di quello delle piante infestanti. Il diserbo chimico può essere eseguito: molto tempo prima della semina o del trapianto della coltura; in pre-semina e pre-trapianto (poco tempo prima della semina o del trapianto); in pre-emergenza (cioè prima che la coltura fuoriesca dal terreno); in post-emergenza, post-trapianto o post-dirado (cioè dopo che la coltura sia fuoriuscita dal terreno o dopo il trapianto o il dirado della stessa). Diserbo molto anticipato rispetto alla semina. Questo intervento si esegue soprattutto nei seguenti casi. a. Preparazione anticipata del letto di semina. Per la preparazione del terreno per le colture a semina a fine inverno (bietola) o inizio primavera (girasole e mais), dopo aver eseguito l aratura estiva e i successivi lavori complementari, si può eliminare la vegetazione infestante sviluppatasi successivamente con un intervento meccanico o chimico. I vantaggi agronomici del disseccamento chimico sono: 1. mantenere inalterata la buona struttura del terreno costituitasi con l aiuto degli atmosferili (particolarmente gelo e disgelo), durante il periodo invernale; 2. non portare in superficie dagli strati sottostanti terra più umida o più fredda di quella superficiale e contenente semi di piante spontanee; 3. anticipare la messa a dimora delle colture in quanto, appena le condizioni agropedologiche lo consentono, avendo anticipato l eliminazione delle malerbe, si può procedere subito alla semina o al trapianto. b. Presenza di particolari piante infestanti su terreno lavorato o sulle stoppie. Nel caso in cui i terreni siano infestati da malerbe rizomatose (sorghetta, gramigna, ecc.), si consiglia di interrompere il succedersi nello stesso terreno della medesima coltura e di attuarne un altra che si raccoglie in giugno-luglio (pisello, frumento, orzo, ecc.). Una lavorazione (fresatura) che frazioni il più possibile i rizomi può favorire la loro ripresa vegetativa. Le piante in attiva fase di crescita assorbono bene prodotti ad azione sistemica che vengono traslocati fino alle radici e causano la loro devitalizzazione. Anche nel caso in cui fra le stoppie dei cereali siano presenti erbe infestanti annuali, occorre eliminarle prima che producano semi che andrebbero ad aumentare sensibilmente il quantitativo già contenuto nel terreno. c. Uso di geosterilizzanti. Per diminuire l infestazione attuale e potenziale di alcuni terreni molto prima della semina o del trapianto della coltura, si usano prodotti geosterilizzanti attivi sia contro i semi in germinazione sia contro rizomi e stoloni all inizio della ripresa vegetativa. Generalmente, questi principi attivi abbinano

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi