9.15 Fenomeni di degradazione e persistenza di un erbicida

C 190 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE Le caratteristiche pedoclimatiche delle molecole sono le seguenti: a. tessitura del terreno: nei terreni sabbiosi con molti macropori, i movimenti verso il basso dell acqua sono molto più veloci e pertanto l entità della lisciviazione è maggiore; b. piovosità: maggiori sono la quantità, la frequenza e l intensità delle piogge nella località in esame, maggiori saranno le perdite per lisciviazione. Conseguenze della lisciviazione. La lisciviazione influenza notevolmente l attività biologica verso le infestanti, ma anche verso gli altri organismi che non costituiscono l obiettivo del trattamento. Un importante conseguenza della mobilità in soluzione degli erbicidi è l inquinamento di pozzi, falde freatiche e corsi d acqua. Assorbimento da parte delle piante. Un altro fenomeno che diminuisce la presenza dell erbicida nel terreno è l assorbimento da parte di radici, plantule e semi delle piante; questo fenomeno è piccolo, ma non è trascurabile. 9.15 Fenomeni di degradazione e persistenza di un erbicida. La degradazione di un erbicida nel terreno avviene in seguito a una serie di fenomeni chimici, fotochimici e biologici, che portano alla progressiva trasformazione del composto in una serie di prodotti di trasformazione intermedi. Questi possono avere attività biologica e persistenza e caratteristiche fisico-chimiche molto diverse da quelle della molecola di partenza. 9.15.1 Fotodegradazione. I raggi ultravioletti con lunghezza d onda compresa tra i 200 e i 400 nanometri (nm) si sono dimostrati in grado di decomporre alcune molecole erbicide (es. dinitroaniline). Di conseguenza, impiegando determinati prodotti facilmente fotodegradabili (trifluralin o altre dinitroaniline), nei mesi con molta luminosità, è consigliabile l interramento del prodotto dopo la somministrazione. 9.15.2 Degradazione chimica. La gran parte degli erbicidi, nel terreno, è interessata da una serie di reazioni chimiche che comportano modifiche nella natura della molecola. Possono avvenire reazioni di ossidazione, idrolisi e coniugazione, talvolta catalizzate da alcuni componenti della sostanza organica del terreno che rendono queste reazioni chimiche molto più veloci di quanto avverrebbe in mezzo acquoso allo stesso valore di pH. Fattori che influenzano la degradazione. Essenzialmente sono quelli descritti di seguito. a. Caratteristiche della molecola. Struttura molecolare ed entità dell adsorbimento. La struttura della molecola, e quindi la presenza di determinati gruppi chimici, influenzano il tipo di reazioni possibili e di conseguenza la velocità e l entità della degradazione. L adsorbimento delle molecole dell erbicida influenza la degradazione in due modi opposti: da una parte, esso sottrae le molecole alla soluzione circolante, dove avvengono molte reazioni di degradazione e quindi le trasformazioni del prodotto sono inibite, dall altra, si è visto che in molti siti di adsorbimento avvengono fenomeni di catalisi che portano a un aumento della velocità di degradazione.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi