2.5 Tipologie di piante

C 224 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNOLOGIE PER L AGROAMBIENTE 2.5 Tipologie di piante 2.5.1 Annuali e bienni. Le specie annuali sono quelle che compiono il loro ciclo (germinazione del seme crescita vegetativa fioritura produzione di frutti e semi morte) nell arco di una stagione vegetativa. Si tratta quindi di piante erbacee dal ciclo rapido, spesso di pochi mesi, che con le loro copiose fioriture sono adatte a creare effetti di forme e colori in aiuole formali, a riempire spazi vuoti tra piante perenni o arbusti nelle bordure miste, ma anche in contenitori, giardini informali e aree naturali, prati di fiori selvatici e in generale in tutte le situazioni in cui si desiderano ottenere macchie di colore in breve tempo. Le specie bienni sono quelle che compiono il loro ciclo in due stagioni vegetative: germinano e vegetano nel primo anno, ma fioriscono, producono i semi e muoiono nel secondo. Le specie annuali, le loro cultivar e gli ibridi disponibili per schemi compositivi di aiuole e bordure sono assai numerosi. Se ne riportano alcuni a titolo di esempio (specie, cultivar - cv. - e ibridi), suddivisi in base al grado di rusticità (Tab. 2.4). Alcuni esempi di specie bienni completamente rustiche sono: Myosotis sylvatica cv., non-tiscordar-di-me; Oenothera biennis, enotera (autoctona); Silybum marianum, cardo mariano (autoctona). Nei climi temperato-freddi, con inverni rigidi, è prassi comune trattare come annuali (da riseminare ogni anno) specie non rustiche che nei loro climi originari più favorevoli si comportano come specie perenni. Ne sono esempi diverse specie stagionali di comune utilizzo per aiuole o contenitori, in ambito sia privato sia pubblico: Impatiens ibridi; Begonia semperflorens (begonia); Pelargonium serie e cv. (geranio); Felicia amelloides; Gazania serie; Lantana camara (lantana). 2.5.2 Bulbose. Comprendono quelle specie che possiedono un organo sotterraneo di immagazzinamento delle riserve, sia esso in termini botanici un vero bulbo, come nel caso di Narcissus, oppure un cormo come per Crocus, un tubero come in Dahlia o un rizoma come per molti Iris. Nei climi temperato-freddi (es. Italia settentrionale), la maggior parte delle specie bulbose di largo uso risulta completamente rustica; quindi tali specie possono essere lasciate all aperto tutto l anno, mentre altre risultano semirustiche in tali climi, come gli ibridi di Canna o di Gladiolus, che ogni anno vanno estratti dal terreno a fine ciclo e ripiantati l anno seguente all arrivo della primavera. TAB. 2.4 Specie annuali da aiuole e bordure Completamente rustiche Centaurea cyanus, fiordaliso (autoctona) Consolida regalis, speronella consolida (autoctona) Cosmos bipinnatus cv., cosmea Nigella damascena, nigella Papaver rhoeas, papavero o rosolaccio (autoctona) Rustiche Calendula officinalis, calendola Eschscholzia californica cv., papavero della California Helianthus annuus cv., girasole Nasturtium majus cv., nasturzio Viola 3 wittrockiana cv., viola Semi-rustiche Non rustiche Ageratum houstonianum Capsicum cv., agerato annuum, Cleome spinosa cv., baffi di peperoncino gatto Nicotiana sylvestris / N. 3 sanderae cv. Petunia grandiflora cv. / P. 3 hybrida cv., petunia Tagetes erecta cv. / T. patula cv., tagete Zinnia elegans cv., zinnia

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi