2.5.7 Alberi

PROGETTAZIONE E GESTIONE DEL VERDE TAB. 2.6 Specie tappezzanti Sempreverdi Ceanothus thyrsiflorus repens Cotoneaster dammeri Hedera helix (edera, autoctona) Legnose o semilegnose Hypericum calycinum (iperico) Juniperus horizontalis Rosmarinus officinalis Prostratus (rosmarino prostrato) Vinca minor (pervinca, autoctona) Sempreverdi Erbacee perenni C 227 Caducifoglie Rose coprisuolo (alcuni esempi: Alba Meidiland , Aspirin , Avon , Cubana , Knirps , Loredo ) Caducifoglie Ajuga reptans, autoctona Geranium macrorrhizum Lysimachia nummularia Aurea Mentha spp. Saponaria ocymoides Soleirolia soleirolii Sedum acre cv., S. kamschaticum cv., S. spurium cv. Stachys byzantina Viola odorata (viola mammola, autoctona) Liriope muscari Ophiopogon japonicus, O. planiscapus Nigrescens Pachysandra terminalis Sempervivum sp. costituiscono l ossatura della progettazione del verde, in quanto possiedono elementi di interesse ogni stagione (foglie, fiori, frutti, rami, profumo) e si adattano a spazi di ogni dimensione, garantendo tutto l anno uno sfondo a specie a vita più breve (annuali, perenni). Molti arbusti sono adatti a formare siepi formali o informali. Vengono di seguito citati alcuni esempi sulla base di diversi criteri di classificazione (Tab. 2.7). Sia che si tratti di siepi formali e topiate sia di siepi informali o libere, l attitudine di una specie a costituire una siepe viene valutata in base ad alcuni criteri: velocità di formazione, necessità di potatura, resistenza o tolleranza alle malattie, rusticità, tolleranza all inquinamento (in particolare in ambito urbano), caratteristiche ornamentali (foglie, fiori, frutti). Per le siepi topiate diventano particolarmente importanti criteri quali la buona attitudine al ricaccio dopo il taglio, il carattere sempreverde, la tessitura fine del fogliame. Alcuni esempi di specie per siepi formali e topiate sono: Buxus sp. (bosso); Laurus nobilis (alloro); Ligustrum ovalifolium (ligustro); Lonicera nitida; Osmanthus aquifolium (osmanto); Photinia 3 fraseri (fotinia); Prunus laurocerasus (lauroceraso) / P. lusitanica; Viburnum tinus (lentaggine). Per siepi informali si usano: Cotoneaster salicifolius; Crataegus monogyna (biancospino, autoctona); Elaeagnus 3 ebbingei cv.; Phyllostachys aurea (bambù); Pyracantha coccinea; Symphoricarpos albus; Rosa rugosa; Viburnum lantana (lantana, autoctona). 2.5.7 Alberi. Sono piante legnose caducifoglie o sempreverdi che vivono da alcuni decenni a diversi secoli; presentano nella maggior parte dei casi un unico tronco principale da cui si dipartono a una certa altezza le branche che supportano la chioma, ma possono anche produrre più di un tronco principale, per portamento naturale o come conseguenza di potature. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi