2.6 Tendenze della progettazione del verde

PROGETTAZIONE E GESTIONE DEL VERDE TAB. 2.8 C 229 Specie arboree Alberi grandi (.30 m) Alberi medi (,15 m) Alberi piccoli (,10 m) Acer platanoides Crimson King Aesculus hippocastanum (ippocastano) Celtis australis (bagolaro) Liriodendron tulipifera (liriodendro, albero dei tulipani) Quercus coccinea (quercia scarlatta) Catalpa bignonioides (catalpa) Fraxinus ornus (orniello, autoctona) Gleditsia triacanthos Sunburst Jacaranda mimosifolia Magnolia stellata Albizia julibrissin Cornus controversa Variegata Koelreuteria paniculata Malus Golden Hornet Prunus Accolade TAB. 2.9 Classificazione delle specie arboree in base all altezza h in metri Tipologia I grandezza II grandezza III grandezza (IV grandezza) h h h h h .30 .25 .20 .18 .16 20-30 ,20 15-25 8-15 2,5-8 10-20 ,10 12-18 ,12 10-16 ,10 Un altra terminologia utilizzata principalmente nel verde pubblico per classificare le diverse specie arboree in funzione dell altezza raggiungibile a maturità è quella che distingue alberi di I, II e III grandezza. Queste classi risultano però non univoche, essendo possibili tutte le varianti riportate in Tabella 2.9. 2.6 Tendenze della progettazione del verde. La progettazione del verde nel XXI secolo è incentrata sulla realizzazione di spazi verdi che massimizzino l efficienza energetica e riducano l impiego di risorse (acqua, lavoro), che siano in grado di creare comunità ecologiche auto-sostenibili nel tempo come quelle naturali e semi-naturali, contribuendo alla mitigazione di interventi infrastrutturali e al disinquinamento di aree industriali dismesse (brownfield land). Due approcci che si collocano in questo ambito sono il prato fiorito e il tetto verde. 2.6.1 Prato fiorito. Può essere composto da specie annuali, bienni e perenni, e rappresenta un alternativa ecosostenibile al tappeto erboso tradizionale, in virtù della sua limitata manutenzione e della possibilità di creare un habitat per la flora e la fauna; il prato fiorito infatti: richiede un ridotto numero di sfalci/anno (da 1 a 3); permette un consumo minimo di acqua e fertilizzanti (l irrigazione è richiesta soltanto al momento della germinazione dei semi e la fertilizzazione è sconsigliata per evitare l eccessiva competizione di malerbe aggressive); conferisce colore con le sue fioriture primaverili-estive (è possibile anche una seconda fioritura autunnale); attira insetti utili quali api e farfalle. Un prato fiorito può essere creato ex novo mediante semina di un idoneo miscuglio di sementi o trapianto di piantine. Il trapianto è tuttavia poco frequente poiché dispendioso in termini di tempi e costi; vi si ricorre per inserire in un prato esistente selezionate specie, con le quali si vuole migliorare l aspetto estetico e/o la ricchezza botanica del prato stesso. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi