2.3 Tecniche e attrezzi per le lavorazioni del terreno

C 24 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE Appare evidente che, qualora si intendesse privilegiare la minore resistenza offerta dal terreno all azione degli organi lavoranti, le lavorazioni dovrebbero essere realizzate in condizioni di umidità il più possibile elevata. Questa scelta comporterebbe, però, il rischio di intervenire con un umidità del terreno compresa nell intervallo di plasticità dello stesso e, soprattutto nei suoli più argillosi (e quindi moderatamente e/o fortemente plastici), questo produrrebbe l indesiderato effetto dell assunzione, prima, e della conservazione, dopo, della forma imposta dall attrezzo allo strato lavorato, con conseguente perdita di struttura. In linea teorica, quindi, si ritiene che le condizioni che possono permettere contemporaneamente di incontrare la minore resistenza possibile all avanzamento degli organi lavoranti e quindi di velocizzare al massimo le operazioni riducendone i costi, di non determinare una intollerabile perdita di qualità della struttura del terreno, di produrre una adeguata quantità di aggregati di piccole e medie dimensioni, di realizzare una sufficiente esposizione agli agenti atmosferici della massa del terreno smosso, corrispondano indicativamente a un livello di umidità (definito anche stato di tempera ) compreso nell intervallo del 40-50% della capacità idrica massima del terreno stesso. evidente quindi che, dall indicazione stessa di un valore di intervallo di umidità non assoluto (che fa riferimento a una caratteristica idrologica del terreno variabile in funzione delle caratteristiche granulometriche dello stesso), lo stato/intervallo di tempera non può che essere più o meno ampio in termini di contenuto in acqua del terreno in funzione delle principali caratteristiche fisico-meccaniche e chimiche del terreno stesso. Da un punto di vista pratico, le considerazioni sopra esposte devono determinare atteggiamenti operativi molto diversi nei differenti tipi di suolo (sia in termini di epoca e di profondità di lavorazione che di tipologia di attrezzo adottato). Infatti, se in linea di massima è possibile affermare che i terreni sciolti, o leggeri, possano essere lavorati pressoché in tutte le stagioni dell anno e anche a distanza di poco tempo da un evento piovoso nei terreni via via più argillosi lo stato di tempera (il cui raggiungimento richiede sempre tempi più lunghi) può risultare talmente effimero che, soprattutto per l esecuzione delle lavorazioni principali, è preferibile intervenire a un livello di umidità decisamente più basso di quello ideale, sopportando così maggiori oneri (finanziari ed energetici) e il rischio di produrre una zollosità eccessiva, ma non correndo il rischio di ritrovarsi nuovamente in condizioni di umidità inaccettabili. 2.3 Tecniche e attrezzi per le lavorazioni del terreno. Per la realizzazione delle diverse lavorazioni oggi è possibile fare affidamento su un cospicuo numero di attrezzi specifici che, per la differente modalità di intervento sulla massa terrosa, possono essere classificati come attrezzi rovesciatori, discissori e rimescolatori (o anche misti e speciali). 1. Strumenti rovesciatori. Realizzano il dirompimento e il rovesciamento della massa terrosa (es. aratro e vangatrice), operando dapprima il distacco di porzioni di terreno, per poi sollevarle e rovesciarle in modo da provocarne lo sgretolamento più o meno spinto. L azione più caratteristica di questa categoria di attrezzi, il rovesciamento, determina da un lato consistenti vantaggi (fra i quali l interramento di concimi e residui colturali e un buon controllo delle erbe infestanti) ma dall altro, soprattutto se questi attrezzi vengono utilizzati su terreno molto secco, producono un eccessiva zollosità che, per essere successivamente ridotta, richiede ulteriori interventi meccanici.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi