SEZIONE C

FITODEPURAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DELLE AREE DEGRADATE C 265 leum Hydrocarbons) e le sue radici assorbono composti nitroaromatici derivati dalla degradazione del TNT. biorimediazione nella rizosfera. Sfrutta la predisposizione delle radici a trattenere i contaminanti, sia idrofobici sia idrofilici, la cui capacità inquinante viene ridotta attraverso degradazione operata dagli essudati radicali e dai microrganismi della rizosfera o mediante immobilizzazione sulle superfici esterne delle radici. Consiste essenzialmente nella creazione di strisce di vegetazione (vegetation strips, bio-curtains, bio-filters o rhizofilters), che fungono da barriere nei confronti dei contaminanti presenti nelle acque del suolo, impedendone la fuoriuscita. Per esempio, una barriera filtrante di 16,4 m di larghezza, formata da Panicum virgatum, è in grado di ridurre del 70% la concentrazione di fosforo nelle acque di ruscellamento e una striscia larga 8 m composta da ibridi di pioppo riduce del 90% l apporto di nitrati in falda e del 10-20% quello di atrazina, erbicida proveniente da terreni agricoli. fitostabilizzazione. La tecnica, che si applica specialmente a metalli, nutrienti e radionuclidi, tende a ottenere l immobilizzazione dei contaminanti presenti nell ambiente, rendendoli innocui. Può avvenire in planta, con incorporazione dei contaminanti e loro immobilizzazione nei tessuti legnosi, ed ex planta, con rilascio nel substrato di essudati radicali capaci di legare i contaminanti alla matrice del suolo o sulla superficie esterna della radice. In questo caso sono utili le applicazioni di funghi simbionti, parassiti e saprofiti, e si è visto che in semenzali di Picea abies, micorizzati con Laccaria laccata, la concentrazione di cadmio nelle radici aumenta del 20%. Il pioppo è in grado di assorbire contaminanti organici (TNT: trinitrotoluene, TCE: tricloroetilene) che vengono in parte metabolizzati e in parte legati stabilmente in frazioni insolubili. In tal modo è impedita la migrazione dei contaminanti nelle acque sotterranee o il loro ingresso nella catena alimentare. fitovolatilizzazione. La tecnica sfrutta la capacità delle piante di assorbire il contaminante o una sua forma metabolizzata, trasportarlo alle foglie, convertirlo in forma volatile e liberarlo in atmosfera nel processo della traspirazione. Sono pochi i casi e i contaminanti finora individuati che possono essere soggetti a questo processo. Il fenomeno più noto è la volatilizzazione del selenio, di cui si è ritrovata attività in Brassica oleracea e Brassica juncea, Beta vulgaris, Oryza sativa e in alcune specie acquatiche che facilitano la volatilizzazione del minerale contenuto nei corpi idrici. Il pioppo ha mostrato fenomeni di fitovolatilizzazione di TCE (tricloroetilene). fitoestrazione. La tecnica viene utilizzata per la rimozione dei metalli pesanti, dei radionuclidi e dei nutrienti e fa uso di piante da biomassa e di piante accumulatrici di metalli per assorbirli dal terreno o dall acqua, traslocarli e concentrarli negli organi ipogei o epigei, che vengono successivamente asportati. Alcune specie in grado di sopravvivere in terreni ricchi di metalli pesanti e idrocarburi sono: il Pelargonium sp. (geranio odoroso), che accumula nelle radici Pb, Cd e Ni; il mais, efficiente nell assorbimento del Pb. Sono state trattate con metalli pesanti piante arboree di diverse specie (noce, acero), per verificare la loro capacità di accumulo, e si è evidenziato usando metodologie fisiche (EXAFS) che nelle piante di noce c è interazione nella lignocellulosa del periderma radicale tra atomi di piombo e 4 atomi di ossigeno. Le specie Salix caprea e Salix viminalis sono risultate particolarmente adatte all estrazione del rame e diversi cloni di pioppo accumulano cadmio in foglie e fusti grazie a un aumento di lignificazione e di suberificazione. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi