5. Ingegneria naturalistica

INGEGNERIA NATURALISTICA C.2 C 267 5. Ingegneria naturalistica 5.1 Principi e definizioni. L ingegneria naturalistica (IN) è una disciplina che studia l impiego di piante vive negli interventi antierosivi e di consolidamento in abbinamento con materiali inerti tradizionali e non (paglia, legno, pietrame, reti metalliche, biostuoie, geotessuti, ecc.). I campi di applicazione sono vari e spaziano dai problemi classici, come l erosione dei versanti, le frane, le sistemazioni idrauliche in zona montana, a quelli del reinserimento ambientale delle infrastrutture viarie (scarpate stradali e ferroviarie), delle cave e discariche, delle sponde di canali e corsi d acqua di collina e pianura, dei consolidamenti costieri, fino ai problemi relativi a semplici interventi di rinaturalizzazione e ricostruzione di elementi delle reti ecologiche. Le finalità degli interventi di IN sono principalmente quattro: 1. tecnico-funzionali, per esempio antierosive e di consolidamento di una sponda o di una scarpata stradale; 2. naturalistiche, in quanto non basta una semplice copertura a verde, ma è necessaria la ricostruzione o l innesco di ecosistemi paranaturali mediante impiego di specie autoctone; 3. paesaggistiche, di ricucitura rispetto al paesaggio naturale circostante; 4. economiche, in quanto prevede strutture competitive e alternative rispetto alle opere tradizionali. L IN è una disciplina trasversale che fa capo a vari settori tecnico-scientifici di cui si utilizzano, a fini applicativi, dati sintetici di analisi e di calcolo. Le tecniche di IN si possono distinguere nelle seguenti categorie di interventi: di rivestimento o antierosive (tutti i tipi di semina, stuoie, materassini seminati); stabilizzanti (messa a dimora di arbusti, talee, fascinate, gradonate, cordonate, viminate); combinate di consolidamento (palificate vive, muri, grate vive, muri a secco con talee, cuneo filtrante, gabbionate e materassi verdi, terre rinforzate); particolari (barriere antirumore e paramassi, opere frangivento). Ricadono tra i settori di applicazione delle tecniche di IN: la difesa del suolo, i corpi franosi, le sistemazioni montane; le sistemazioni idrauliche spondali; la rinaturalizzazione di dighe in terra; le opere di mitigazione/consolidamento in ambito stradale e ferroviario (consolidamento e stabilizzazione scarpate, barriere e rilevati vegetati antirumore, vasche di sicurezza/ecosistemi filtro, fasce di vegetazione tampone, ricostruzione di habitat); il mantenimento della continuità faunistica (recinzioni, sottopassi, sovrapassi uso faunistico, scale di risalita per ittiofauna); i metanodotti e le condotte interrate; gli interporti, le centrali elettriche, gli insediamenti industriali; le cave e le discariche; i porti e le coste; la stabilizzazione delle dune costiere; la ricostruzione di barene lagunari; le coperture verdi per edilizia e industria. 5.2 Principali tecniche di ingegneria naturalistica 5.2.1 Semina manuale. Consiste nello spargimento manuale a spaglio di miscele di sementi, utilizzando miscele commerciali di origine certificata (origine specie, composizione miscela, grado di purezza, grado di germinabilità) o fiorume raccolto direttamente in campo da stazioni di condizioni simili a quelle in cui si deve operare. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi