5.2.7 Messa a dimora di talee

INGEGNERIA NATURALISTICA C 271 Campi di applicazione. Versanti in roccia ripidi o in roccia friabile con terreni poco evoluti; scarpate stradali e ferroviarie con pendenza superiore a 40°, in scavo in roccia sciolta o solidale, ma comunque friabile (arenarie, marne, argille, ecc.). Le geostuoie vengono impiegate per superfici in erosione, su rocce friabili con venute d acqua e pendenze elevate. Materiali. Biostuoia (anche preseminata) o geostuoia tridimensionale; picchetti, barre in acciaio o sistemi costituiti da cavi d acciaio inseriti nella roccia e collegati alle estremità con ancore a scomparsa e organi superficiali di bloccaggio; rete metallica a doppia torsione zincata e plastificata; fune di acciaio; idrosemina a spessore; arbusti autoctoni e/o talee. 5.2.7 Messa a dimoMessa a dimora di talee di tamerici/salici ra di talee. Consiste nell infissione di talee Messa a dimora di arbusti autoctoni legnose e/o ramaglie di specie vegetali con capacità di propagazione vegetativa nel terreno Cotico erboso da idrosemina o nelle fessure tra massi e nell inserimento in palificate vive, gabbioni e terre rinforzate (Fig. 2.19). classico 20°-22° l impiego dei salici, ma anche di altre specie quali il ligustro e le tamerici (queste ultime FIG. 2.19 Messa a dimora di talee, arbusti e abeti. resistenti a condizioni alterne di forte aridità e alla presenza di sali nel terreno). La densità di impianto aumenta all aumentare della pendenza del terreno: da 2-5 talee/m2 a 5-10 talee/m2. L effetto stabilizzante/consolidante in profondità aumenta con la lunghezza della parte infissa delle talee. La stabilità della scarpata e il consolidamento superficiale del terreno sono limitati fino allo sviluppo di un adeguato apparato radicale. Vanno eseguite saltuarie potature di irrobustimento e sfoltimento per evitare popolamenti monospecifici. Le ramaglie devono essere raccolte e impiegate rapidamente. La conservazione per periodi più lunghi può essere effettuata in celle frigorifere a basse temperature (4-5 °C) e al 90% di umidità o sommerse in vasche di acqua fredda Campi di applicazione. Superfici di neoformazione, scarpate a pendenza limitata; interstizi e fessure di scogliere, muri, gabbionate, terre rinforzate con picchetti vivi e posa di reti, stuoie, fascinate, viminate; l azione è inizialmente puntuale, ma estesa e coprente dopo lo sviluppo (6 mesi/1-2 anni). Materiali. Infissione nel terreno di getti non ramificati, di 2 o più anni ([ 2-5 cm, L 5 0,50-0,80 m), di piante legnose, in genere arbustive, con capacità di propagazione vegetativa (salici); inserimento in fase di costruzione di ramaglie vive di 1-5 m di lunghezza e 1-5 cm di diametro. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi