5.2.8 Messa a dimora di arbusti e alberi

C 272 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNOLOGIE PER L AGROAMBIENTE 5.2.8 Messa a dimora di arbusti e alberi. Consiste nella messa a dimora di giovani arbusti e alberi autoctoni in zolla, in vasetto o in fitocella (di produzione vivaistica) in buche appositamente predisposte e di dimensioni opportune ad accogliere l intera zolla o tutto il volume radicale della pianta. La piantagione deve avvenire secondo un sesto d impianto irregolare e con specie diverse disposte a mosaico. Per i primi anni le piante devono essere dotate di palo tutore, pacciamatura alla base per ridurre la concorrenza con le specie erbacee e cilindro in rete per protezione dalla fauna (Fig. 2.19). Il trapianto a radice nuda, molto usato nell Europa centrale e anche nelle zone alpine italiane, è poco proponibile nelle regioni meridionali. La stabilizzazione del terreno è limitata fino allo sviluppo di un adeguato apparato radicale e quindi tale condizione deve inizialmente essere garantita dalla presenza di altro materiale. Campi di applicazione. Superfici a bassa pendenza, preferibilmente con presenza di suolo organico. Si preferisce la scelta di piante a comportamento pioniero degli stadi corrispondenti della serie dinamica potenziale naturale del sito. Arbusti e alberi sono anche da abbinare con le stuoie e rivestimenti vari, mentre gli alberi non vanno assolutamente abbinati a grate e palificate, terre rinforzate, ecc., per ovvi motivi di incompatibilità nello stadio adulto con tali strutture. Materiali. Arbusti da vivaio in contenitore di altezza compresa tra 0,30 e 0,80 m; alberi da vivaio in contenitore di altezza compresa tra 0,50 e 2 m; dischi pacciamanti o strato di corteccia di pino; pali tutori; reti di protezione antifauna. 5.2.9 Trapianti dal selvatico. Si tratta di una tecnica utilizzata per la propagazione delle specie di arduo reperimento in commercio e di difficile propagazione per seme (Fig. 2.20). I trapianti si dividono in due categorie fondamentali: Trapianto di cespi Semina preparatoria 1. trapianti di piante erbacee, come Phragmites australis e Typha in zone palustri, graminacee selvatiche di vari generi in zone montane, associazioni vegetali non riproducibili artificialmente; 2. trapianti di ceppaie di specie arbustive/alto-arbustive. Nel primo caso si possono utilizzare rizomi e cespi (prelevati in pezzi di alcuni centimetri, posti a dimora sul terreno e ricoperti con uno strato leggero di terreno, onde evitarne il disseccamento), zolle erbose (prelevate da prati polifiti naturali e successivamente reimpiantate con disposizione a scacchiera o a strisce) o singole Vegetazione erbacea Semina di rincalzo 1.00 Terreno compenetrato di radici, pedofauna e microrganismi FIG. 2.20 Trapianti. Porzione di vegetazione autoctona 0,541 m2

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi