5.2.10 Copertura diffusa

INGEGNERIA NATURALISTICA C 273 piante. Lo spazio tra una zolla e l altra viene ricoperto con terreno vegetale e seminato. Nei casi di sollecitazioni particolari e instabilità del terreno, le zolle sono assicurate con picchetti di ferro o legno oppure con reti metalliche o sintetiche. Si ottiene una immediata copertura vegetale, con radicazione delle zolle entro pochi giorni. Campi di applicazione. Prevalentemente su aree caratterizzate da scarsa vegetazione con necessità di riprodurre formazioni naturali con specie non reperibili in commercio, quali scarpate stradali o ferroviarie di neoformazione, in rilevato o in trincee a bassa pendenza, tracciati di condotte interrate, zone minerarie o di cava, rivestimento biotecnico di fossi di guardia o canalette, fasce laterali di piste da sci, stazioni di alta montagna, dove il periodo vegetativo è più breve. Le superfici da rivestire non devono comunque avere pendenze elevate e non deve essere presente movimento del corpo terroso. I rizomi possono essere impiegati nelle paludi costiere salmastre e in ambienti idrofili, con ristagni d acqua per periodi brevi e substrati non drenanti. Materiali. Zolle erbose di prato polifita naturale; picchetti di ferro o legno (L 5 30-50 cm); terreno vegetale e semina; rizomi di specie vegetali adatte (Phragmites australis, Phalaris arundinacea); pani di terra di canneto (Phragmites australis); singole piante o cespi di erbe graminoidi, e non, che sviluppano più cauli (quindi possono essere suddivise in più pezzi) (Ampelodesmos mauritanicus, Oryzopsis miliacea, Carex pendula); ceppaie o intere piante di arbusti. 5.2.10 Copertura diffusa. Sulla superficie di una sponda viene stesa ramaglia viva di specie vegetali con capacità di propagazione vegetativa (salici, tamerici, ecc.) e disposizione perpendicolare alla direzione del flusso d acqua, fissata al substrato mediante tondame o filo di ferro teso tra picchetti. La base della ramaglia viene conficcata nel terreno umido o a contatto con l acqua. Le eventuali file si devono sormontare parzialmente. La ramaglia viene coperta con un sottile strato di terreno. Nella variante armata la base è protetta con massi da scogliera, tronchi o fascine (Fig. 2.21). Gli strati di ramaglia coprono la superficie della sponda proteggendola, fin dalla messa in opera, dall erosione esercitata dal movimento dell acqua; la resistenza alle sollecitazioni aumenta progressivamente con lo sviluppo del fitto reticolo di radici. Ramaglia viva di salice intasata con inerte terroso Correnti in legno di larice o castagno [ 8410 cm Picchetti in legno di fissaggio in larice o castagno [ 8410 cm 30°-35° Terreno naturale 1,5 0m Pilotis in ferro Difesa longitudinale in massi legati 1,50 m 1,00 m Ramaglia viva di salice (20450 rami/ml) Picchetti e correnti in legno Legatura in filo di ferro FIG. 2.21 Copertura diffusa con salici. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi