5.3 Interventi idraulici e di difesa del suolo

C 284 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNOLOGIE PER L AGROAMBIENTE 5.3 Interventi idraulici e di difesa del suolo. Gli interventi di IN vanno considerati nel quadro più vasto della risistemazione generale dei corsi d acqua, che deve comprendere non solo interventi di consolidamento puntuale o antierosivi con specie vegetali vive, ma anche azioni volte alla massimizzazione della diversità morfologica nel tracciato o nella sezione dell alveo, per offrire nicchie specializzate alle comunità ittiche e bentoniche. Per quanto riguarda gli interventi di IN sui corsi d acqua, vale la distinzione in due principali tipologie (Tab. 2.18): la prima (tipologia A) ha come finalità principale la rinaturalizzazione mediante la ricostruzione di morfologie naturaliformi e di habitat della serie igrofila e risulta applicabile soprattutto in aree di riserva, o parco naturale, in quanto legata alle attività di tutela; la seconda (tipologia B) è collegata alle sistemazioni idrauliche e di difesa del suolo e utilizza in prevalenza tecniche di IN in senso stretto. In entrambi i casi è auspicato un aumento più o meno diffuso di biodiversità. Va quindi valutata la possibilità di realizzare: modificazioni morfologiche al corso d acqua, diminuendo la monotonia dei tratti canalizzati, recuperando, dove possibile, vecchi meandri, ampliando le sezioni in area golenale o creando casse di espansione arginate, con evidente beneficio idraulico complessivo; interventi di sola rinaturalizzazione ai lati dei corsi d acqua (creazione di biotopi umidi, ecc.), anche in tratti senza necessità di interventi idraulici; provvedimenti di uso faunistico, quali rampe a blocchi, scale di risalita per pesci, tane, stagni per la riproduzione degli anfibi, ecc. Gli interventi sull asta fluviale vanno quindi concepiti secondo il principio per cui la diversità morfologica si traduce in biodiversità, invertendo, cioè, la tendenza sia a ridurre le aree di pertinenza del corso d acqua sia a rettificare e cementificare l alveo e soprattutto non considerando la vegetazione igrofila come un ostacolo al rapido deflusso delle acque, bensì come una risorsa non solo naturalistica, ma anche di interesse idraulico per la protezione flessibile dall erosione. L analisi delle componenti ambientali e delle loro interazioni con le caratteristiche idrauliche dovrà quindi valutare, iniziando da monte, dove porre in atto i seguenti interventi: interventi di rinverdimento per la protezione antierosiva e la stabilizzazione dei versanti in erosione che consentono l aumento del tempo di corrivazione delle acque e la diminuzione del trasporto solido a valle; TAB. 2.18 Interventi sui corsi d acqua con tecniche di ingegneria naturalistica Interventi di rinaturalizzazione Riapertura vecchi meandri Ampliamento aree golenali Tipologia Ricostruzione habitat serie igrofila A (lanche, stagni, boschi di golena o di ripa, prati umidi, paludi, ...) Uso secondario di interventi biotecnici Tipologia B Interventi biotecnici di consolidamento spondale nell ambito di progetti di sistemazione idraulica Uso prevalente di tecniche di ingegneria naturalistica Aumento di biodiversità esteso Finanziamenti specifici (tutela, parchi naturali) Aumento di biodiversità localizzato Finanziamenti normali per sistemazioni idrauliche e difesa del suolo

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi