5.4.2 Scarpate in trincea

INGEGNERIA NATURALISTICA C 289 5.4.2 Scarpate in trincea. Le scarpate in scavo o in trincea rappresentano una casistica molto frequente non solo nei tracciati in zone montane, ma anche in quelli planiziali, quando si cerca di bilanciare le cubature scavi/riporti sia per limitare i costi di approvvigionamento degli inerti da cave di prestito sia per evitare antiestetici cavalcavia e viadotti negli incroci con altra viabilità. Data la natura litoide del substrato e le pendenze di scavo, su tali scarpate non sono normalmente previsti interventi a verde, in quanto essi creano problemi di reinserimento paesaggistico, ma talvolta anche funzionali di erosione da ruscellamento nelle litologie meno compatte o addirittura di franamenti difficili da mettere in sicurezza. Vanno adottate tecniche di scavo e ripristino che risolvano i problemi sopracitati secondo le modalità che seguono. Le scarpate in trincea vanno progettate a seconda della litologia, non soltanto in funzione della stabilità geomeccanica, ma anche della ripristinabilità (Tab. 2.21). Rocce sciolte, quali ghiaie e sabbie terrazzate, argille sovraconsolidate, marne e conglomerati, dove non sussistano impedimenti al contorno, vanno scavate a pendenze non superiori a 35°, per consentire appunto riporti di suolo e la successiva rivegetazione, talvolta spontanea, con beneficio anche della stabilità superficiale e durata nel tempo delle scarpate stesse. Nel caso di litologie particolarmente friabili, è necessario ricorrere a costose tecniche di stabilizzazione mediante mantellate in calcestruzzo. TAB. 2.21 Interventi di sistemazione ambientale delle scarpate (da S.I.A. 3a corsia Orte-Fiano) Litologia Pendenza Angoli inferiori o uguali a 35° Sabbie ghiaiose e ghiaie sabbiose Tra 35° e 40° Limi sabbiosi e sabbie limose a bassa plasticità Inferiori o uguali a 30° Tra 30° e 40° Inferiori o uguali a 28° Limi sabbiosi e argillosi plastici, argille limoso-sabbiose Tra 28° e 38° Tra 38° e 44° Tufi litoidi, conglomerati cementati Tra 55° e 65° Intervento Tipologia A: riporto di terreno vegetale + idrosemina + messa a dimora di arbusti autoctoni Tipologia B: riporto di terreno vegetale + rivestimento vegetativo a stuoia con reti metalliche + messa a dimora di talee e arbusti autoctoni Tipologia A Tipologia B Estensione in altezza inferiore a 5 m: tipologia A + eventuale biostuoia Estensione in altezza superiore a 5 m: tipologia A + eventuale biostuoia + eventuale drenaggio biotecnico (tip. G) Tipologia B o viminate vive (tip. D) + idrosemina + messa a dimora di talee e arbusti radicati Grate vive (tip. I) o fascinate (tip. F) o viminate (tip. D) + idrosemina + messa a dimora di talee e arbusti radicati Rinaturazione spontanea + eventuali locali interventi di ancoraggio con reti metalliche C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi