5.5.2 Cave di monte

C 292 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNOLOGIE PER L AGROAMBIENTE Le tipologie di recupero dipendono dalla presenza o meno di una falda affiorante. Le escavazioni in pianura di una certa profondità mettono spesso a nudo la falda freatica creando degli specchi d acqua che si prestano a vari tipi di recupero/reutilizzo quali: laghetti di uso pescasportivo, con veri e propri campi gara molto diffusi in tutta la pianura padano-veneta; laghetti di uso fruitivo, anche con funzioni di balneazione estiva, relativamente frequenti nel centro dell Europa, poco proponibili in Italia, salvo alcuni casi molto noti tra cui l Idroscalo di Milano; recupero di tipo prettamente naturalistico con ricostruzione di ecosistemi palustri in cui le morfologie di abbandono devono prevedere una fascia riparia a bassa pendenza (in genere max 1:10), indispensabile per ricostruire gli elementi della idroserie della vegetazione palustre (Fig. 2.38). Livello massimo falda: 20,00 m s.l.m. ilo rof o cav di s Fascia soggetta ai movimenti di falda Vari stadi di vegetazione igrofila P Messa a dimora di specie riparie e igrofile (Phragmites australis, Typha latifolia, Juncus sp.pl. ecc.) Fascia riparia Zona planiziale Zona Boschetto ripariabile Bosco planiziale Vegetazione potenziale I-(II) ANNO: semina con miscela di specie erbacee I-(II) ANNO: semina con miscela di specie erbacee (II)-III ANNO: messa a (II)-III ANNO: messa a dimora specie arboree e arbustive dimora specie arboree e arbustive Tipo di intervento FIG. 2.38 Recupero cave in falda. Il recupero di cave a fossa, molto diffuse in pianura e che interessano normalmente profondità non superiori ai 20 m dal piano campagna, può essere di tipo naturalistico quando è legato al rispetto di alcune condizioni: il mancato interessamento della falda freatica (fondo cava superiore almeno 2 m al livello di massima escursione dello specchio di falda); la pendenza delle scarpate non superiore a 32° (meglio se di 25°); la morfologia finale delle scarpate a tirata unica, anche se la morfologia di scavo prevedeva i gradoni; il recupero del terreno agrario di scotico e la sua stesura per lotti successivi sulle scarpate e sul fondo cava; la rivegetazione mediante semine e messa a dimora di arbusti e alberi autoctoni; l eventuale impiego di tecniche stabilizzanti (gradonate, viminate vive) sulle scarpate. Le cave a fossa si prestano anche al riutilizzo di tipo agricolo o misto agricolo-naturalistico (quali i depositi di inerti di scarto) e quindi a un loro parziale o totale ritombamento e successivo recupero di tipo misto. 5.5.2 Cave di monte. Le cave di monte (dette anche cave in roccia o di versante) costituiscono in Italia una delle grosse problematiche territoriali e di impatto ambientale. Le possibilità di recupero degli ambiti di cava in roccia di versante a fine coltivazione sono varie, ma principalmente sono legate al recupero e al riutilizzo di tipo urbanistico, sia industriale sia edilizio, fruitivo e abitativo, e al ripristino di condizioni naturalistiche e paesaggistiche mediante interventi morfologici e di rivegetazione.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi