SEZIONE C

INGEGNERIA NATURALISTICA C 293 Vengono qui prese in considerazione le problematiche legate alla seconda possibilità, per ottenere la quale si possono ulteriormente distinguere le metodologie di intervenDirezione to illustrate di seguito. scavi Coltivazioni a gradoni. Le coltiva60-70° zioni a gradoni sono le più frequenti e consentono varie forme di recu50-55° pero che sono di difficile intervento a verde nei casi di fronti di cava subverticali (60° o più) con piccoli FIG. 2.39 Coltivazione a gradoni. gradoni, spesso inaccessibili (Fig. 2.39). Nella cava di Monsummano (Toscana) lo scavo è subverticale e i risultati del ripristino sono stati alquanto deludenti, anche perché, come specie ricolonizzatrice, è stato impiegato il cipresso dell Arizona, mentre la circostante vegetazione è a lecceta nel versante sud e a bosco mesofilo in quello Nord. Qualche risultato si ottiene sui rilevati basali, che prevedono riporti di terreno vegetale o compost combinati con opere stabilizzanti o palizzate di contenimento; è il caso della cava Melta (Trento), dove la morfologia risultava migliore e la riconversione è stata attuata tramite graticciate e riporti di terra. Interventi sperimentali di rivestimento subverticale, con materassi rinverditi preconfezionati hanno dato scarsi risultati a fronte di notevoli costi di messa in opera e manutenzione. Interventi di inscurimento della roccia con sostanze ossidanti danno rapidi risultati di natura visuale, ma sono da considerarsi temporanei e accessori. Veri e propri interventi di verniciatura sono stati sperimentati negli anni 80 del secolo scorso in qualche cava del Nord Italia e completamente abbandonati sia per gli scarsi risultati nel tempo sia per problemi legati all inquinamento sia perché da considerarsi un caso evidente di imbroglio ecologico . Gli interventi possono avere una certa efficacia se il rapporto tra alzata e pedata è tale da non superare la pendenza media complessiva di 45°. In tal caso è possibile riportare inerti di scarto sui gradoni e ricostruire delle superfici di scarpata in materiale sciolto rivegetabile, sufficienti a mascherare buona parte delle superfici di cava; è il caso della cava di calcare Scoria , in provincia di Trieste, nella quale fin dalla metà degli anni 80 sono stati condotti interventi sperimentali di rivegetazione con specie della boscaglia termofila del Carso triestino. Attualmente la cava è in fase di totale ricoprimento ed è stata ritombata con riporti di materiale inerte generalmente arenaceo risultanti da scavi in provincia di Trieste; il materiale viene vagliato, steso e rivegetato mediante semine e varie specie di arbusti. I risultati migliori sono stati ottenuti con Prunus mahaleb che va considerata specie guida su substrati rocciosi in zona carsica. possibile inoltre abbattere in fase di abbandono finale le teste di scarpa dei gradoni per riempire la parte sottostante e ottenere una serie di superfici in scavo o riporto con pendenze non superiori a 30-35°, che consentono riporti di terra vegetale e rinverdimenti con normali interventi di semine e messa a dimora di arbusti. Risultati intermedi sono attesi se le pendenze complessive sono di 50-55°, per gli scarsi risultati di mascheramento e l eccessivo geometrismo che permane nella morfologia a gradoni. C

SEZIONE C
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AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi