6.3.2 Parametri chimici

PRINCIPI DI MONITORAGGIO AMBIENTALE C 299 la portata, gli affluenti. La latitudine, l altitudine e la continentalità determinano le condizioni climatiche che, a loro volta caratterizzano il regime termico delle acque correnti; in particolare la temperatura dell aria ha un influenza diretta su quella dell acqua. Anche l irraggiamento solare, connesso a fattori topografici, alla copertura vegetale e alla conformazione del corso d acqua, gioca un ruolo importante nel determinarne le condizioni termiche. La misura in continuo della temperatura dei fiumi si effettua mediante termografi a sensore resistivo, generalmente installati in corrispondenza di manufatti o strutture in cemento in grado di proteggere lo strumento dalle piene. La torbidità dell acqua viene definita come la proprietà di impedire la trasmissione diretta della luce ed è dovuta alla presenza di materiale sospeso che contribuisce ai processi fisici di assorbimento e deviazione della luce. Il metodo più completo per la misura della torbidità consiste nel misurare l intensità luminosa deviata da un campione d acqua, in funzione dell angolo tra il raggio di luce incidente e l asse del rilevatore. Considerato che la limpidezza dell acqua è un parametro di misura qualitativo strettamente connesso alla sua purezza, la torbidità diventa una misura del grado di inquinamento delle acque, strettamente correlato alla quantità di materiale sospeso, di natura organica e inorganica. 6.3.2 Parametri chimici. I parametri chimici essenziali per definire la qualità delle acque sono quelli che consentono di valutare i processi di trasporto che riguardano i materiali disciolti e quelli sospesi, responsabili della torbidità. La correlazione torbiditàmateriale sospeso dipende fortemente dalle caratteristiche della sospensione (dimensione e numero delle particelle), che può essere di natura inorganica e organica. La componente inorganica è costituita dai materiali erosi dalle formazioni litologiche dei bacini imbriferi di appartenenza, mentre la componente organica può essere di origine antropica o naturale ed è in genere rappresentata da detrito vegetale, organismi viventi e residui del metabolismo umano e di attività industriali. 6.3.3 Inquinanti organici e inorganici. In riferimento alle leggi 319/76 e 650/79 per la tutela delle acque dall inquinamento si valuta una concentrazione limite di materiali in sospensione, per gli scarichi di natura civile o industriale, di 80 mg/L. I solidi totali disciolti (TDS), espressi in mg/L, rappresentano il contenuto dei sali minerali e delle sostanze organiche solubili che si estraggono in seguito a filtrazione, evaporazione e pesata di un certa quantità d acqua. Le sostanze organiche solubili in acqua (carboidrati, proteine, amminoacidi, alcoli, ecc.) provengono dalla degradazione di materiale alloctono (es. detriti vegetali) o autoctono (plancton, ecc.). La frazione inorganica è costituita da carbonati, cloruri, solfati, nitriti e fosfati. Questi anioni sono combinati con i cationi calcio, magnesio, sodio e potassio con formazione di sali idrolizzabili. Il TDS è un indicatore generale del livello di produttività biologica dell acqua. Per misurare la concentrazione delle sostanze organiche presenti in un mezzo liquido si ricorre generalmente a tre parametri: la richiesta biochimica dell ossigeno (BOD), la richiesta chimica dell ossigeno (COD) e il carbonio organico totale (TOC ). Il BOD misura la frazione di ossigeno (in mg/L Ox) disciolto utilizzato da una popolazione microbica eterogenea (in particolare batteri eterotrofi e nitrificanti) per stabilizzare il materiale organico biodegradabile presente in acqua: nelle acque correnti di buona qualità il BOD risulta inferiore a 3 mg/L Ox. Il COD esprime l ossigeno consumato (in mg/L Ox) per ossidazione chimica da un campione d acqua inquinata dalle sostanze organiche C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi